La Maura, il pressing sul sindaco dopo il concerto di Bad Bunny: “Basta musica, sì al parco promesso”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il giorno dopo il mega concerto annullato per grandine, quello che doveva essere il ricordo di una grande festa si è trasformato in un rovescio di polemiche destinato a bagnare a lungo la giunta di Palazzo Marino. A farne le spese, questa volta, è la gestione dell’area de La Maura, l’ex ippodromo tra Trenno e Lampugnano che, da mesi, è al centro di un intricato contenzioso tra Snaitech e F3A Green e che il Comune ha dichiarato di voler acquistare per trasformarlo in un parco pubblico. Mentre la procura e gli uffici tecnici valutano le dinamiche dell’emergenza che ha coinvolto 80.

000 spettatori, la politica cittadina ha alzato il tiro, chiedendo al sindaco Beppe Sala di chiudere definitivamente la parentesi concerti e di accelerare sulla realizzazione del polmone verde promesso.

I fatti di una serata che ha messo a nudo le fragilità dell’area

Il concerto di Bad Bunny, la seconda data milanese del tour mondiale, era iniziato regolarmente, forte di un sold out e di un’atmosfera che il cantante portoricano aveva definito “più fresca” rispetto alla sera precedente. Ma l’allerta gialla della Protezione Civile, diramata per temporali, non ha fermato l’evento, e dopo neppure mezz’ora dall’inizio dello show, il cielo si è squarciato. Un nubifragio accompagnato da una grandinata violenta ha costretto l’organizzazione, Live Nation, a fermare le danze e a convocare d’urgenza il tavolo di crisi.

È stato in quel momento che la macchina dei soccorsi, composta da Vigili del Fuoco, 118 e forze dell’ordine, ha messo in atto il piano di evacuazione. Il presidente e amministratore delegato di Live Nation, Roberto De Luca, ha sottolineato come, nonostante la difficoltà, i soccorsi abbiano funzionato: l’area è stata evacuata in un’ora e non si sono registrati feriti gravi, seppur diversi spettatori siano stati colpiti alla testa dai chicchi di grandine, grandi come palline da tennis, e abbiano vissuto momenti di paura nel fango e nel caos.

La decisione del rimborso e l’impossibilità di recuperare il live

Il mattino seguente, l’amaro in bocca è stato ancora più difficile da digerire per i fan. Live Nation, attraverso una nota ufficiale, ha comunicato che il concerto non sarà riprogrammato. La difficoltà di trovare una data compatibile con il fitto calendario del tour mondiale di Bad Bunny ha reso vani “tutti gli sforzi” per recuperare l’evento, come spiegato dalla società. Ai possessori dei biglietti, pertanto, andrà un rimborso completo che includerà il prezzo del biglietto e i diritti di prevendita.

Una decisione che, sul piano formale, chiude la partita economica, ma che sul piano politico ha aperto una falla profonda, facendo emergere le criticità strutturali di un impianto che, evidentemente, non è più considerato adatto a reggere certi carichi da parte degli amministratori locali.

Il pressing politico sul Comune: basta concerti, si faccia il parco

Se sul fronte dell’organizzazione i tempi di risposta sono stati rapidi, sul fronte istituzionale le accuse sono piovute come la grandine della sera prima. Francesco Rocca, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, ha definito l’evento l’affermazione di una “scomoda verità”, sostenendo che la Maura “non è un luogo adatto per concerti da 80mila persone”. Critiche che non sono state solo di stampo politico, ma hanno toccato il nervo scoperto della manutenzione ordinaria e del decoro urbano.

Ma è stata la voce di Alessandro Giungi, consigliere del Partito Democratico, a fare da contrappunto, richiamando le denunce dei comitati cittadini e la mozione già presentata in Consiglio comunale due settimane fa: “Ieri si è rischiata una tragedia annunciata. È ora che l’amministrazione intervenga per vietare altri concerti alla Maura”.

La richiesta, trasversale, è quella di trasformare subito l’area nel grande parco urbano promesso dall’amministrazione, interrompendo la stagione dei mega eventi musicali che, secondo i critici, spremono il territorio senza offrire adeguate tutele alla collettività.

La partita giudiziaria e gli indirizzi per la tutela ambientale

Il pressing sul sindaco si inserisce in un quadro giudiziario ancora in evoluzione. Lo scorso marzo, la Giunta di Palazzo Marino ha approvato gli Indirizzi per la tutela ambientale e la salvaguardia a verde del compendio, dando mandato all’Avvocatura di intervenire nella causa pendente tra Snaitech e F3A Green. L’obiettivo è esercitare il diritto di prelazione nel momento in cui si definisse la compravendita, per acquisire l’area (stimata circa 20 milioni di euro) e destinarla a spazio verde, in continuità ecologica con Bosco in Città, Parco delle Cave e Parco di Trenno.

L’assessora all’Ambiente Elena Grandi, in quella sede, aveva definito l’atto come “un impegno politico importante” per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. Un impegno che oggi, dopo la tempesta di sabato, i cittadini e i consiglieri chiedono con più forza di mantenere, magari accelerando i tempi di un iter che la burocrazia e il contenzioso privato stanno rendendo ancora lungo.

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