Modello Albania in Ruanda: trattative con Italia e Ue per gli hub migranti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il modello Albania in Ruanda per la gestione dei migranti irregolari destinati al rimpatrio entra nella fase delle discussioni preliminari tra il Paese africano, l’Italia e altri Stati europei. Il governo ruandese ha confermato all’agenzia France Presse l’avvio dei colloqui, precisando però che “nulla è stato ancora deciso”. La portavoce del governo di Kigali, Yolande Makolo, non ha indicato quali siano gli altri Paesi coinvolti nelle trattative, ma ha riferito che sono in corso contatti anche con Roma, spiegando alla radio Royal FM: “Stiamo trattando”.

Le trattative sul modello Albania e il ruolo del Ruanda

Il confronto sul possibile utilizzo del Ruanda come hub per la gestione dei migranti irregolari riprende un’impostazione già associata al modello Albania, pensato per trasferire all’esterno dei confini europei alcune procedure legate alle persone destinate al rimpatrio. Le discussioni citate dal governo ruandese restano in una fase iniziale e non hanno portato, secondo quanto dichiarato, a decisioni definitive. L’ipotesi riguarda quindi un possibile nuovo assetto per la gestione dei flussi migratori, con il Ruanda indicato come Paese disponibile a valutare questo tipo di collaborazione con l’Italia e altri Stati europei.

Il tema degli hub migranti viene collegato anche al dibattito sulle modalità utilizzate dagli Stati per affrontare i rimpatri. Secondo quanto riportato, l’Italia non sta seguendo il modello Ruanda e continua invece a fare riferimento al modello Libia nella gestione delle politiche migratorie. La situazione descritta riguarda quindi due approcci differenti: da una parte il Ruanda che apre alla possibilità di un accordo ispirato al modello Albania, dall’altra la posizione italiana che rimane legata ad altri strumenti e interlocuzioni già presenti.

Gli hub esterni e il dibattito sulla detenzione amministrativa

Giuseppe Campesi, professore ordinario presso il dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Bari e responsabile scientifico del progetto “Trattenuti” di ActionAid e UniBa, interviene nel dibattito sugli hub e sulle politiche di gestione dei migranti. Il progetto viene descritto come un osservatorio dedicato alla detenzione amministrativa degli stranieri. Secondo Campesi, i cosiddetti return hub presentano profili di illegittimità maggiori rispetto ai centri di permanenza per i rimpatri, indicati con la sigla Cpr.

Il confronto sugli hub riguarda anche altri Paesi coinvolti nella ricerca di nuovi sistemi di gestione delle persone migranti. L’Uganda viene indicata come una delle nuove frontiere di questo tipo di diplomazia, con un progetto che non sarebbe ancora operativo ma per il quale sarebbero già presenti un impianto organizzativo e risorse economiche pari a un milione di euro. Il testo riferisce che l’Olanda lavora da tempo a un sistema di hub definiti luoghi di “ricezione”, mentre alcune realtà della società civile li descrivono come forme di deportazione e non come semplici percorsi di ritorno.

L’Uganda, Paese dell’Africa orientale, viene indicata come il primo Stato scelto nell’ambito di questo sistema di hub sviluppato dall’Olanda. La descrizione del progetto evidenzia come questi luoghi non coincidano necessariamente con Paesi di origine o di transito delle persone migranti coinvolte. Le trattative con il Ruanda e il dibattito sugli hub migranti mostrano così un confronto aperto sulle modalità con cui gli Stati europei cercano soluzioni per la gestione dei rimpatri e dei trasferimenti fuori dai propri territori.

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