Torino, tensione su Askatasuna e periferie dopo gli scontri in Val di Susa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Gli scontri verificatisi tra militanti No Tav e forze dell'ordine in Valle di Susa, eventi che hanno visto episodi di violenza, hanno riacceso il dibattito politico sulla gestione dell'ordine pubblico e sul ruolo dei centri sociali antagonisti a Torino. La reazione della Lega, attraverso le parole della vice segretario Silvia Sardone e della deputata Elena Maccanti, è stata immediata e dura, definendo i responsabili “professionisti della violenza” e chiedendo a gran voce la chiusura del centro sociale Askatasuna, da loro indicato come organizzatore di quelle azioni. “Le violenze brutali in Val di Susa contro le forze dell'ordine”, si legge nella loro nota, “sono l'ennesima dimostrazione che i delinquenti dell'area antagonista rappresentano un pericolo che non va più sottovalutato”, una posizione che colloca il centro di via Baltea al centro di una polemica che travalica i confini cittadini.

Le accuse del governo e la risposta sulle periferie

A fare eco alle critiche, salendo prepotentemente in cattedra, è stato il ministro per la Pubblica amministrazione e segretario piemontese di Forza Italia Paolo Zangrillo, il quale ha allargato il discorso alla questione sicurezza in città, lanciando un attacco diretto all'amministrazione del sindaco Stefano Lo Russo. Secondo Zangrillo, che in una domenica torinese ha abbandonato i consueti panni istituzionali per un look più informale, “le nostre periferie sono ridotte a banlieue parigine, dove anche la polizia fatica a entrare”, una condizione che, a suo dire, rende oggi Torino una città “contendibile”. Le sue dichiarazioni, che mescolano considerazioni politiche a frammenti di vita privata come il trasloco in centro e la rarità degli incontri con i figli adolescenti, dipingono un quadro di degrado e abbandono, dove interi quartieri diventerebbero inaccessibili la sera, una situazione attribuita alla gestione del centrosinistra.

La documentazione televisiva e la posizione di Fratelli d'Italia

Ulteriore benzina sul fuoco è arrivata da un servizio televisivo trasmesso su Rai3, all'interno del programma FarWest, che ha mostrato le immagini dall'interno del centro sociale Askatasuna. Quelle telecamere, come sottolineato dalla vicecapogruppo di FdI alla Camera Augusta Montaruli e dall’assessore regionale Maurizio Marrone, avrebbero documentato la presenza di “parecchi antagonisti” all'interno della struttura, i quali rivendicavano il luogo come propria casa. Questo fatto, secondo gli esponenti di Fratelli d'Italia, smentirebbe le versioni dell'amministrazione comunale, fornendo la prova tangibile di un presidio permanente in un luogo al centro delle polemiche da anni, e rafforzando le argomentazioni di chi ne chiede la chiusura immediata.

Il nodo della sicurezza e le pressioni sul sindaco

La convergenza delle critiche da parte di Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia, tutti schierati nel chiedere una linea dura, mette sotto pressione la giunta Lo Russo, accusata di ambiguità nella gestione della vicenda. L'appello, o meglio l'ultimatum, perché il sindaco ponga fine all'esperienza di Askatasuna risuona ora con maggiore forza, collegando direttamente gli episodi di violenza in Val di Susa alla gestione del territorio cittadino. La questione, dunque, non si limita più alla condanna di singoli episodi di teppismo, ma investe la capacità dell'amministrazione di garantire la sicurezza e il controllo di spazi considerati ormai al di fuori della legge, un tema che rischia di segnare profondamente il dibattito politico cittadino e non solo.

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