Oblivion Remastered su Switch 2, il verdetto di Digital Foundry tra luci e ombre tecniche

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L'approdo di The Elder Scrolls IV: Oblivion Remastered su Nintendo Switch 2, avvenuto ufficialmente lo scorso 11 agosto, rappresenta senza dubbio uno dei banchi di prova più ambiziosi per la console ibrida di casa Nintendo.

La possibilità di portare con sé un'opera di tali dimensioni, arricchita da un consistente lavoro di aggiornamento grafico, ha subito alimentato l'entusiasmo degli appassionati, tanto che il titolo di Bethesda ha letteralmente dominato le classifiche di vendita nel Regno Unito nella settimana compresa tra il 10 e il 16 agosto, scalando la vetta della top ten del mercato fisico.

Un successo commerciale che, come spesso accade, ha portato con sé una duplice esigenza: quella di verificare sul campo le effettive qualità del porting e, contestualmente, di comprenderne i limiti tecnici, compito che è stato prontamente assolto dagli esperti di Digital Foundry. La loro analisi, come prevedibile, ha restituito un quadro complesso, dove la qualità dell'immagine raggiunge picchi notevoli ma si scontra con una serie di problematiche prestazionali che minano in parte l'esperienza complessiva.

La resa visiva e il compromesso del DLSS

Sul fronte puramente visivo, il lavoro di Virtuos e Bethesda merita un plauso per l'ambizione dimostrata. La versione per Switch 2 non si limita a un semplice adattamento, ma conserva gran parte degli aggiornamenti tecnologici introdotti nelle controparti per PS5 e Xbox Series, spingendosi addirittura a integrare soluzioni esclusive.

Tra queste, spicca il supporto alla modalità mouse tramite Joy-Con, una funzionalità pensata per affinare la mira con l'arco e rendere più agevole la navigazione nei menu, a dimostrazione di un'attenzione specifica per le peculiarità della console ibrida.

Per quanto concerne la definizione dell'immagine, il gioco sfrutta la tecnologia di upscaling NVIDIA DLSS in modalità docked per raggiungere i 1080p, con una risoluzione nativa di partenza che si attesta su un più basso 960x540; in modalità portatile, invece, il target scende a 900p, ricostruiti da una base di 800x450.

Il risultato, a detta degli analisti, è sorprendentemente valido in determinati contesti: negli interni e all'interno delle mura cittadine, dove i dettagli sono più ravvicinati, la nitidezza dell'immagine talvolta supera persino quella offerta da Xbox Series S, un traguardo non da poco considerando il divario di potenza tra le due macchine.

Tuttavia, è proprio quando ci si addentra nelle vaste distese di Cyrodiil che il DLSS mostra i suoi limiti più evidenti: la vegetazione tende a sfarfallare, si manifestano artefatti visivi come lo shimmering e del rumore sulle superfici riflettenti, mentre il livello di dettaglio generale viene ridotto, con una densità della flora inferiore e la scomparsa di interi alberi rispetto ad altre versioni. Un compromesso, questo, inevitabile per bilanciare le esigenze di un open-world con le risorse hardware a disposizione.

Performance e frame rate: un'eredità problematica

Il vero nodo della questione, e il principale motivo di critica da parte di Digital Foundry, risiede nelle prestazioni del gioco. Su Switch 2, Oblivion Remastered punta a un target di 30 fotogrammi al secondo, un obiettivo che sulla carta potrebbe sembrare ragionevole per una console portatile, ma che nella pratica si rivela irto di ostacoli. Il problema principale non è tanto il frame rate medio, quanto piuttosto il frame pacing, ovvero la regolarità con cui questi fotogrammi vengono visualizzati sullo schermo.

L'analisi tecnica ha rilevato oscillazioni continue dei tempi di frame tra i 16 e i 50 millisecondi, generando uno stuttering della camera che compromette la fluidità percepita del movimento, un difetto che si manifesta soprattutto durante l'esplorazione a cavallo o in concomitanza di scontri con numerosi nemici, dove i ritardi possono raggiungere picchi di oltre 230 millisecondi.

Questa problematica, va sottolineato, non è una novità introdotta dalla versione Switch 2, ma rappresenta piuttosto un'eredità delle criticità strutturali che affliggono la remaster anche sulle piattaforme più potenti, dove si registrano analoghi problemi di frame rate e, in alcuni casi, veri e propri crash. Sembra che la minore potenza della console Nintendo, lungi dal risolvere il problema, finisca per esacerbare alcune di queste difficoltà, rendendole più evidenti.

Un aspetto, invece, in cui la versione Switch 2 pare avere un vantaggio riguarda la stabilità a lungo termine: a differenza di quanto riscontrato su PS5 e Xbox Series, dove le prestazioni tendono a degradarsi dopo sessioni di gioco prolungate, su Switch 2 questo fenomeno non è stato osservato, verosimilmente a causa del blocco a 30 fps che maschera eventuali cali di performance che su altre piattaforme si manifesterebbero con un frame rate sbloccato.

Un successo commerciale che guarda al futuro

Nonostante le riserve sollevate dal punto di vista tecnico, l'accoglienza del mercato è stata più che calorosa. Il debutto al primo posto della classifica britannica, con la versione Switch 2 che ha rappresentato la quasi totalità delle vendite fisiche del titolo in quella settimana, conferma l'enorme richiamo che un'opera del calibro di Oblivion esercita sul pubblico di Nintendo.

Questo risultato commerciale, unito al fatto che Bethesda sia riuscita a comprimere l'intero gioco su un unico cartuccia per Switch 2, un traguardo tecnico non da poco che ha ridotto il peso del gioco a 58 GB contro il doppio richiesto su altre piattaforme, dimostra un notevole sforzo di ottimizzazione. L'analisi di Digital Foundry, pertanto, non deve essere letta come una condanna senza appello, ma come una fotografia fedele dello stato dell'arte al momento del lancio.

La qualità dell'immagine, pur con i suoi compromessi, è spesso notevole e la possibilità di giocare a un titolo così vasto in mobilità rimane un'esperienza unica. Tuttavia, i problemi di stuttering e frame pacing, ereditati e in alcuni casi amplificati dalla versione Switch 2, rappresentano un limite oggettivo che influisce sulla giocabilità e che si spera possa essere almeno in parte mitigato da futuri aggiornamenti software, sebbene la radice del problema sembri risiedere nelle fondamenta stesse del motore grafico utilizzato per la remaster.

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