Burioni dice addio ai social: "Basta essere la sputacchiera dei somari"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Roberto Burioni, il noto virologo che durante la pandemia è diventato un volto familiare per milioni di italiani, ha deciso di compiere un gesto radicale: abbandonare del tutto i social network dopo un decennio di attività intensiva. Con un lungo post su Facebook, che ha lasciato i suoi follower senza parole, il docente di Microbiologia e Virologia all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano ha annunciato il suo ritiro da quelle che definisce, senza mezzi termini, piazze virtuali tossiche. "Lascio i social, sono stanco di essere utilizzato come sputacchiera", ha scritto, delineando con amarezza un ambiente dove, a suo dire, la maleducazione e l'ottusità la fanno da padrone. "A un certo punto bisogna smettere di prestarsi a punching ball dei somari maleducati", ha aggiunto, chiudendo così un capitolo significativo della sua carriera di divulgatore. La sua riflessione, che arriva a cinque anni di distanza dall'emergenza sanitaria globale, segna un punto di svolta per una figura pubblica che aveva fatto della presenza online un pilastro della propria comunicazione.

Il trasferimento su una nuova piattaforma

La dipartita non significa, tuttavia, un silenzio totale. Burioni ha già indicato la sua nuova destinazione: Substack, una piattaforma di newsletter che, per alcuni contenuti esclusivi, funziona con un modello a pagamento. Lì, lontano dal frastuono assordante dei commenti e dalle dinamiche spesso aggressive degli social tradizionali, proverà a ricostruire uno spazio di dialogo più curato e forse più selettivo. Si tratta di una scelta che molti osservatori interpretano come una ricerca di qualità dopo anni di esposizione massiccia a un pubblico vastissimo e indifferenziato. Un milione di follower, tra Facebook, X e Instagram, rappresentano un capitale di attenzione non da poco, che lui ha però deciso di liquidare in blocco, preferendo un rapporto più diretto e forse meno logorante con i suoi lettori.

Le ragioni di una scelta radicale

Alle spalle di questa decisione storica non c'è solo la stanchezza per gli insulti, ma una presa d'atto più profonda sull'impossibilità del dialogo con certe frange estreme. Burioni ha espresso con chiarezza il suo scetticismo sulla possibilità di far cambiare idea ai no-vax, ammettendo una sostanziale sconfitta in quel campo di battaglia ideologico. I social network, che pure riconosce come un'opportunità formidabile, sono diventati nel tempo un "monumento all'incomunicabilità umana", un luogo dove le gratificazioni per l'ego sono inseparabilmente legate alle "pernacchie" e agli attacchi personali. La domanda che sembra sorgere spontanea, e che lui stesso sembra porsi, è se un organismo abituato per dieci anni a nutrirsi di visualizzazioni e like possa sopravvivere senza quella specifica razione di doping digitale.

Un esperimento su sé stessi

Quello che il virologo si appresta a vivere è, in un certo senso, uno spericolato esperimento scientifico condotto sulla propria pelle. L'addio ai social non è solo una questione di cambiamento di piattaforma, ma un vero e proprio distacco da un ecosistema che modifica abitudini, ritmi e persino meccanismi mentali. La sua scelta, che molti nel mondo accademico e della comunicazione guardano con interesse, solleva interrogativi più ampi sul ruolo di questi strumenti nel dibattito pubblico e sul prezzo che le figure pubbliche sono disposte a pagare per farvi parte. Il suo nuovo approdo su Substack sarà il banco di prova per un modello alternativo, dove la divulgazione scientifica tenta di preservare la sua autorevolezza senza dover necessariamente passare attraverso il logorante scontro quotidiano nelle piazze digitali.

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