Milano Cortina 2026, prima positività al doping: sospesa la biatleta azzurra Rebecca Passler

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le Olimpiadi invernali di Milano Cortina, attese per il 2026, registrano il loro primo, scabroso caso di doping, che scuote la spedizione italiana ancor prima dell'accensione del braciere. La Procura Nazionale Antidoping, infatti, ha ottenuto dal Tribunale competente la sospensione cautelare della biatleta Rebecca Passler, dopo che un controllo fuori gara – disposto da Nadol Italia, l'organismo preposto – ha rivelato la presenza di sostanze vietate. Nelle sue analisi, come si apprende dalle comunicazioni ufficiali, sono state riscontrate tracce di letrozolo, un inibitore dell'aromatasi, e del suo metabolita, oltre al metanolo. La violazione, che riguarda gli articoli 2.1 e 2.2 del codice antidoping, si sarebbe verificata in un periodo legato a gare preolimpiche, ma le sue conseguenze si abbattono immediatamente sul sogno olimpico dell'atleta, annullandone di fatto la partecipazione ai Giochi imminenti, per i quali era stata convocata.

Il provvedimento e le conseguenze immediate

La sospensione cautelare, decisa in via d’urgenza, preclude alla Passler, carabiniera di Brunico, qualsiasi attività agonistica e di conseguenza le preclude anche l’accesso a quella che sarebbe stata la sua prima Olimpiade. La giovane, classe 2001 e considerata la terza miglior atleta italiana della stagione nel biathlon nonché trentatreesima nella classifica generale di Coppa del Mondo, si vede così strappare l’obiettivo per cui, presumibilmente, aveva lavorato negli ultimi anni. L'episodio, stando alle ricostruzioni, si inscrive in una vicenda personale ma finisce per proiettare un'ombra sull'intero movimento azzurro in vista dell'appuntamento casalingo, sollevando interrogativi sui meccanismi di controllo e prevenzione interni, anche se le indagini sono ancora in corso e coinvolgono esclusivamente l'atleta.

Il quadro normativo e la sostanza rilevata

Il letrozolo, sostanza al centro del caso, è un farmaco il cui impiego in ambito sportivo è severamente proibito dalla normativa mondiale, amministrata dall’Agenzia Mondiale Antidoping (WADA), poiché rientra nella categoria degli agenti anti-estrogeni. Questi composti, spesso utilizzati in combinazione con steroidi anabolizzanti per mitigarne alcuni effetti collaterali, sono in grado di alterare il profilo ormonale dell'atleta, migliorando la performance muscolare e il recupero, ragion per cui la loro assunzione costituisce una frode sportiva a tutti gli effetti. La sua rilevazione, unitamente al metabolita, indica un'assunzione non recente, mentre la presenza contestuale di metanolo – un alcool – potrebbe aprire a ulteriori linee d’indagine sulle modalità di assunzione, benché le autorità non si siano ancora espresse nel dettaglio.

Il contesto e le reazioni istituzionali

La tempistica della scoperta, a pochi passi dall’inizio dei Giochi, rende la vicenda particolarmente bruciante per il Comitato Olimpico italiano, che si appresta a ospitare il più importante evento sportivo invernale in un clima ora inevitabilmente offuscato. Il comunicato del Tribunale Antidoping, peraltro, è stato diramato senza fronzoli, limitandosi a confermare l'avvenuta sospensione in accoglimento della richiesta della Procura, il che lascia intendere come l'iter procedurale sia stato rapido e basato su elementi ritenuti solidi. La macchina della giustizia sportiva, dunque, si è mossa senza esitazioni, applicando il protocollo in vigore, mentre sul piano sportivo la federazione di riferimento dovrà ora procedere alla sostituzione della atleta nella squadra olimpica, operando gli inevitabili riassetti tecnici.

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