Milano-Cortina 2026, Malagò: "Questi cento giorni che mancano ci servono tutti"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il conto alla rovescia, ormai, si fa sul serio e scandisce un traguardo preciso: cento giorni, tondi, all'accensione del braciere olimpico che darà il via ufficiale ai Giochi invernali di Milano-Cortina 2026. L'Italia, che si appresta a ospitare quasi 2.900 atleti da ogni angolo del pianeta per diciassette giorni di competizioni e 195 eventi da medaglia, vive una fase di lavoro intenso, dove l'entusiasmo per un appuntamento così atteso – con oltre 800 mila biglietti già venduti e un'audience televisiva stimata in oltre tre miliardi di persone – si mescola alla consapevolezza dei dettagli che restano da definire. Proprio in merito allo stato degli impianti, questione che periodicamente torna alla ribalta della cronaca, il presidente del Coni Giovanni Malagò, intervenuto all'evento "One hundred days to go" in Regione Lombardia, ha scelto un tono schietto e pragmatico, lontano da qualsiasi trionfalismo prematuro.

L'importanza del tempo che resta

"Io credo che è solo un fattore di onestà intellettuale dire che questi 100 giorni ci servono tutti, ne abbiamo bisogno", ha affermato Malagò, la cui dichiarazione, priva di giri di parole, delinea la reale posta in gioco di questa fase finale. Pur senza scendere in dettagli tecnici, il suo ragionamento si è spinto oltre il singolo evento sportivo, inquadrando la situazione in un contesto più ampio e, per certi versi, fisiologico. "Non mi sembra che ci sia nulla di diverso rispetto a tante iniziative, ma non solo nello sport, anche in altre manifestazioni", ha precisato, quasi a voler normalizzare un processo che, per sua natura, vive di affinamenti continui fino all'ultimo momento utile.

Un lavoro che prosegue senza sosta

Quello che emerge con chiarezza dalle sue parole è un'immagine di cantiere aperto, dove l'obiettivo primario è corrispondere a delle aspettative che, com'è ovvio per un evento di portata mondiale, sono estremamente elevate. "Qualsiasi evento, anche qualche ora prima, qualche giorno prima, vedi persone che lavorano per renderlo all'altezza", ha aggiunto, dipingendo un quadro di dedizione quotidiana che coinvolge una moltitudine di professionisti. Una sfida organizzativa, la loro, che procede di pari passo con la macchina diplomatica e istituzionale, già attiva per coordinare gli eventi collaterali con le ambasciate e i corpi consolari.

L'attesa e la macchina organizzativa

Dello stesso tenore le dichiarazioni dell'assessore allo Sport del Comune di Milano Martina Riva, la quale, a margine dello stesso incontro, ha confermato che "tutto si sta allineando" ed ha espresso la soddisfazione e l'impazienza di "non vedere l'ora" che la kermesse abbia inizio. Se da un lato, quindi, si ammette senza remore la necessità di sfruttare appieno ogni singolo giorno che separa dall'inaugurazione, dall'altro si percepisce una fiducia operosa, la sensazione che la macchina – sebbene ancora in movimento – stia procedendo verso il suo obiettivo con determinazione. Un sentimento che, probabilmente, accomuna molti di coloro che sono già al lavoro per consegnare al paese un'edizione dei Giochi all'altezza del suo nome e della sua storia.

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