A cento giorni da Milano-Cortina 2026, il villaggio olimpico prende forma
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Redazione Sport
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Mancano ormai meno di cento giorni all’accensione del braciere olimpico, prevista per il 6 febbraio 2026 allo stadio di San Siro, e il villaggio destinato ad ospitare gli atleti a Milano mostra ormai una fisionomia compiuta, dopo che i lavori di costruzione, iniziati nel gennaio del 2023, si sono conclusi nel corso di quest’estate. L’intero complesso, che sorge su un’area di circa sessantamila metri quadrati nella zona dello scalo ferroviario dismesso di Porta Romana, si articola in sei edifici di nuova concezione, ai quali si affiancano due strutture industriali preesistenti, sapientemente recuperate, e una piazza olimpica concepita come cuore pulsante della vita collettiva. Qui, durante il periodo dei Giochi, troveranno alloggio e servizi circa millesettecento atleti, tra olimpici e paralimpici, che avranno a disposizione non solo le camere ma anche una mensa capace di soddisfare esigenze nutrizionali diversificate e complesse.
Un traguardo celebrato con i simboli
La ricorrenza del “cento giorni alla cerimonia di apertura” è stata sottolineata dagli organizzatori attraverso il disvelamento dei podi ufficiali, sui quali saliranno i protagonisti delle competizioni, e con l’indicazione di ulteriori dodici tedofori, selezionati all’interno del team dei Digital Ambassador. Questi ultimi, che si aggiungono a quelli già annunciati in precedenza, avranno l’onore di trasportare la fiamma nel suo percorso verso la sede dei Giochi, in un rito che unisce tradizione e modernità. L’evento, che segna simbolicamente l’ingresso nella fase operativa finale, ha richiamato l’attenzione sul fatto che l’Italia, dopo l’esperienza di Torino 2006 e il lontano appuntamento di Cortina del 1956, si appresta a divenire per la terza volta il palcoscenico mondiale dello sport invernale.
Le ombre sull’organizzazione e le difese del modello
Non tutto, tuttavia, sembra scorrere secondo un copione perfettamente oliato, come è emerso in occasione di una conferenza stampa indetta dalla Fondazione Milano Cortina 2026 presso l’Auditorium della Regione Lombardia. In quell’occasione, nonostante i tecnici avessero meticolosamente verificato l’operatività degli impianti audio – “Microfono ‘media’ uno… microfono nero! Microfono ‘media’ giallo! Sentiamo il volume… più alto… Ok!” – ai giornalisti presenti non è stato concesso di porre le proprie domande, generando perplessità sull’effettiva trasparenza comunicativa. A questo episodio si affiancano le critiche, sollevate da più parti, riguardanti la notevole distanza geografica tra le diverse sedi di gara, un elemento che potrebbe comportare non poche difficoltà logistiche per il movimento di atleti, delegazioni e sostenitori.
La visione strategica della fondazione
A tali osservazioni ha replicato il presidente della fondazione, il quale ha ricordato come il cosiddetto “masterplan” dei Giochi, fin dall’origine, sia stato imperniato sul concetto di un’Olimpiade diffusa sul territorio, un fattore che è anzi parso determinante per assicurarsi la vittoria della candidatura contro la concorrenza svedese. “Le Olimpiadi dei territori”, ha affermato, “sono state un elemento indispensabile per vincere”. Egli ha inoltre espresso la convinzione che questo modello organizzativo, nonostante le sue intrinseche complessità, sia destinato a essere preso a riferimento e replicato da chi, in futuro, si cimenterà nell’organizzazione di eventi analoghi, segnando così una nuova tendenza per i Giochi a venire.




