Rebecca Passler, la revoca della sospensione non basta: la biatleta non gareggerà a Milano Cortina
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Redazione Sport
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La notizia della riammissione di Rebecca Passler, accolta ieri con comprensibile sollievo dalla Federazione Italiana Sport Invernali e dalla stessa atleta, ha sollevato un polverone destinato però a non avere conseguenze immediate sul campo di gara. La Corte Nazionale d’Appello di Nado Italia, riconoscendo il fumus boni iuris nella ricostruzione fornita dai legali della ventiquattrenne di Anterselva – ovvero la fondatezza apparente della tesi dell’assunzione involontaria o della contaminazione inconsapevole – ha revocato la sospensione cautelare che impediva all’azzurra di partecipare ai Giochi di casa -3-5. Tuttavia, e qui si annida il paradosso giuridico e sportivo che ha infiammato il dibattito, quella stessa revoca non si traduce automaticamente in un via libera per le piste.
Il cuore della vicenda, destinata a protrarsi nei prossimi mesi davanti al Tribunale Nazionale Antidoping, affonda le sue radici in un dramma familiare venuto alla luce nel peggiore dei modi. La positività al letrozolo, riscontrata in un controllo del 26 gennaio scorso, ha aperto uno squarcio nella vita privata della Passler, rivelandole che la madre, Herlinde Kargruber, era in cura da mesi per una recidiva di tumore al seno, un segreto custodito per non turbare la preparazione olimpica della figlia -9. La difesa, accolta dai giudici, ha ricostruito minuziosamente come la contaminazione possa essere avvenuta in ambito domestico, attraverso la condivisione di un vasetto di Nutella e l’uso dello stesso cucchiaio con la madre, ignara com’era della terapia in corso e del farmaco, custodito in un luogo a lei inaccessibile -4-7. Una quantità infinitesimale di sostanza, 1,1 nanogrammi per millilitro nelle urine, ha suffragato l’ipotesi di un contatto accidentale, più che di un'assunzione volontaria a fini dopanti -4.
Eppure, nonostante la pronuncia della NADO abbia permesso a Rebecca Passler di tornare ad aggregarsi al gruppo azzurro a partire da lunedì 16 febbraio, il direttore tecnico Klaus Hoellrigl ha gelato sul nascere ogni entusiasmo riguardo a un suo immediato impiego in gara -2-6. La tempistica della decisione, arrivata a Giochi ormai avviati, ha reso materialmente impossibile inserirla nella sprint di sabato, e la sua condizione psicofisica, dopo oltre dieci giorni di autentico calvario personale e mediatico, rappresenta un'incognita non trascurabile in ottica staffetta -2. La sua presenza nella formazione che mercoledì 18 affronterà la 4x6 km è tutt'altro che scontata: lo staff tecnico valuterà in questi due giorni di allenamento congiunto la sua tenuta, fisica e mentale, riservandosi la decisione finale -2-8.
Il nodo della Procura e un futuro ancora appeso a un filo
Se il presente di Rebecca Passler è appeso alla valutazione di Hoellrigl, il suo futuro sportivo è un groviglio di procedimenti ancora tutto da dipanare. La revoca della sospensione, infatti, non equivale ad un’assoluzione. Il fascicolo rimane aperto presso la Procura Nazionale Antidoping, la quale, come prevedibile, potrebbe decidere di non archiviare il caso e di procedere con il deferimento dell'atleta. L’esito del ricorso, insomma, ha riaperto le porte del Villaggio Olimpico alla biatleta, ma non ha chiuso quelle, ben più anguste, di un’aula di giustizia sportiva. La stessa World Anti-Doping Agency (WADA) potrebbe valutare un ricorso davanti al Tas di Losanna, gettando un'ombra lunga su qualsiasi risultato Rebecca dovesse ottenere in queste Olimpiadi -1-8.
La situazione che si è venuta a creare è quella di un'atleta che torna a disposizione, sì, ma con una sorta di spada di Damocle sulla testa. La sua stessa partecipazione alla staffetta, qualora venisse concessa, avverrebbe nella consapevolezza che una futura sentenza di colpevolezza potrebbe portare alla squalifica e alla conseguente cancellazione dei risultati ottenuti, con tutto ciò che questo comporterebbe per lei e per le compagne di squadra. Un paradosso che il biathlon italiano, già provato da prestazioni opache in queste prime gare individuali – si pensi al quinto posto di Lisa Vittozzi nella sprint – si trova a dover gestire in diretta mondiale [citation:source]. L’unica certezza, al momento, è che la giovane Passler potrà riabbracciare le compagne e tornare ad allenarsi su quella neve di casa che avrebbe dovuto essere il palcoscenico dei suoi sogni, in attesa che siano i tribunali, e non una pista, a scrivere la parola fine su questa intricata vicenda.




