Matera si prepara a diventare la Capitale mediterranea della cultura, un ponte di dialogo tra le sponde del Mare Nostrum
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Redazione Interno
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La macchina organizzativa è ormai in moto da tempo, va detto, ma è solo nelle ultime ore che il progetto “Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026” ha ricevuto la sua consacrazione formale sugli scenari della diplomazia culturale internazionale. L’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, ha presenziato a Roma alla presentazione del dossier, ma è stato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a volere fortemente che l’evento di lancio si svolgesse proprio alla Farnesina, sede del dicastero che guida. Un segnale non secondario, questo, dell’importanza strategica che il governo attribuisce all’iniziativa: non una semplice rassegna estiva, sia pure di pregio, ma un vero e proprio strumento di politica estera. I quarantatré Paesi dell’Unione per il Mediterraneo, insieme alla Fondazione Anna Lindh, avevano già ufficializzato la designazione nel 2024, assegnando il Titolo alla città lucana assieme alla marocchina Tétouan, e ora si tratta di trasformare quel riconoscimento in un programma fitto di appuntamenti che, dal 20 marzo al 28 novembre, animeranno i Sassi e non solo.
Un programma in quattro “immersioni” per ripensare il Mediterraneo
Il cuore del progetto, come è stato illustrato nel corso della conferenza stampa al Ministero della Cultura, risiede in un impianto culturale ambizioso che porta la firma della Fondazione Matera Basilicata 2019, erede naturale della macchina che resse trionfalmente l’anno da Capitale europea. La direttrice generale, Rita Orlando, ha spiegato il concept di “Terre Immerse”, un titolo che già dice molto dell’approccio scelto: ribaltare la prospettiva consueta che vede il Mediterraneo come una distesa liquida che bagna soltanto le coste, per restituirlo invece come una trama profonda che penetra nelle aree interne, nei territori, nella roccia stessa di Matera. Il programma si articola in quattro grandi filoni tematici, chiamati “Immersioni”: si parte con le Stratificazioni, ovvero il tempo e la memoria, dove troverà spazio una mostra del fotografo Mimmo Jodice; si prosegue con gli Isolamenti, che indagheranno lo spazio e la resilienza delle aree interne attraverso una conferenza scientifica sui cambiamenti climatici; centrale sarà il capitolo delle Contaminazioni, dedicato alla società e al meticciato culturale, con un ponte musicale diretto proprio tra Matera e Tétouan; e infine le Transumanze, per chiudere con il tema del movimento e delle migrazioni, con il summit del cinema “Italian Screens”.
La politica estera e l’idea di un mare che unisce tre continenti
Il ministro Tajani, intervenendo alla Farnesina, ha voluto sottolineare con forza la dimensione geopolitica dell’operazione, in un momento storico quanto mai delicato per gli equilibri del bacino. “Il Mediterraneo è una priorità strategica per l’Italia”, ha detto il titolare della Farnesina, e Matera, con il suo profilo di città già patrimonio Unesco e Capitale europea nel 2019, diventa ora il luogo simbolico da cui far partire un messaggio di cooperazione. Non si tratta soltanto di organizzare eventi, ha spiegato il ministro, ma di contribuire alla ricerca di stabilità in un’area cruciale per i commerci mondiali – si pensi che oltre il dieci per cento del traffico marittimo globale transita da queste acque – e per gli approvvigionamenti energetici. Il sindaco di Matera, Antonio Nicoletti, ha raccolto il testimone ricordando come questa nomina restituisca al Mezzogiorno d’Italia un ruolo baricentrico, non più periferia d’Europa ma piattaforma naturale di dialogo tra le sponde di Europa, Africa e Asia.
La riapertura del Teatro Duni e il gemellaggio con Tétouan
Tra gli aspetti più concreti e attesi dell’intera programmazione spicca la riapertura del Teatro Duni, un gioiello architettonico progettato da Ettore Stella e completato nel lontano 1949, che da troppo tempo, come ha sottolineato lo stesso sindaco Nicoletti, risultava inaccessibile al pubblico. Il 20 marzo, in occasione della cerimonia d’apertura, il teatro riaprirà i battenti con la formula del “cantiere-evento”, un modo per restituire gradualmente alla città uno spazio che ne ha segnato la storia culturale. Il legame con l’altra sponda del Mediterraneo sarà invece simbolicamente rappresentato dalla residenza musicale “Suoni Mediterranei”, che vedrà musicisti materani e marocchini lavorare insieme, in un dialogo sonoro che attraversa il mare. Una scelta, questa del gemellaggio operativo con Tétouan, che intende dare sostanza al dialogo interculturale, trasformando le dichiarazioni di principio in pratiche artistiche condivise.
Il sogno di Adriano Olivetti e la cultura come petrolio immateriale
Un posto di rilievo nel programma spetta a una grande esposizione dedicata ad Adriano Olivetti, figura che più di ogni altra ha incarnato l’idea di un’industrializzazione rispettosa dei territori e delle comunità. L’intuizione di Olivetti, che a Matera guardò con interesse e partecipazione, era quella di integrare cultura e impresa, Stato e società civile, in un disegno capace di valorizzare le specificità locali senza chiuderle in un provincialismo sterile. La direttrice Orlando ha parlato, a questo proposito, di un’operazione volta a estrarre e raffinare quel “petrolio immateriale” che è la cultura, facendo della Fondazione una cerniera tra l’Europa e il Mediterraneo. Un’eredità metodologica, quella lasciata dal 2019, che oggi viene messa al servizio di una sfida diversa e forse anche più complessa: dimostrare che il dialogo può tradursi in scelte riconoscibili di politica culturale, capaci di incidere sui nodi veri del Mediterraneo contemporaneo, senza limitarsi a far da cornice a un turismo effimero.




