Piantedosi e il fermo di Mediterranea: lo scontro sui soccorsi in mare
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha ribadito con forza, attraverso un post sul social network X, il principio cardine dell’azione di governo in materia di immigrazione: “È lo Stato che contrasta i trafficanti di esseri umani e gestisce e coordina i soccorsi in mare. Non le Ong”. L’affermazione, perentoria, giunge a commento della decisione di sottoporre a fermo amministrativo la nave “Mare Jonio” dell’organizzazione Mediterranea Saving Humans, la quale – come riportato da un titolo del “Corriere della Sera” ripreso dallo stesso ministro – ha “disobbedito” alle direttive del Viminale.
L’episodio specifico, che ha portato alla misura coercitiva, riguarda lo sbarco di un gruppo di migranti soccorsi in mare nel porto di Trapani, scelto dall’equipaggio della ong in contrasto con le indicazioni ministeriali che imponevano invece di proseguire verso Genova. Una scelta, quest’ultima, motivata da ragioni di “natura ordinamentale e di coordinamento”, ma che le organizzazioni umanitarie contestano fermamente, giudicandola eccessivamente onerosa e rischiosa per la salute delle persone salvate.
Quello di Mediterranea, fondata anche da Luca Casarini, non è però l’unico caso recente. In un braccio di ferro che si fa sempre più serrato, un’altra imbarcazione, la Trotamar III, è stata sottoposta a sequestro amministrativo nel porto di Lampedusa. La motivazione ufficiale, in questo frangente, è stata l’omessa informazione alla guardia costiera libica in merito all’operazione di salvataggio di ventidue persone, un adempimento previsto dalle normative che il governo italiano intende far rispettare senza eccezioni.




