Nas, 90 tonnellate di cereali infestati sequestrate a Reggiolo: il titolare denunciato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel cuore della bassa reggiana, a Reggiolo, i carabinieri del Nas – quelli del reparto specializzato per la tutela agroalimentare di Parma – hanno messo i sigilli a oltre 90 tonnellate di cereali e legumi. Il maxi-sequestro, condotto insieme al personale dell’Ausl locale e nell’ambito della cabina di regia voluta dal Ministero dell’Agricoltura per la salvaguardia del Made in Italy, è scattato al termine di un’ispezione che ha rivelato condizioni igieniche a dir poco degradanti all’interno dei magazzini. I controlli, mirati a proteggere la filiera cerealicola e ortofrutticola, hanno portato alla denuncia a piede libero del titolare dell’azienda, ritenuto ora responsabile di gravi violazioni delle norme che regolano la sicurezza e la conservazione degli alimenti.

Infestazione e sporcizia: la scoperta nei magazzini

Quando i militari, coadiuvati dagli ispettori sanitari, hanno varcato la soglia del deposito, lo scenario che si è parato loro dinanzi era inequivocabile: la merce, pronta per essere immessa sul mercato nazionale, era letteralmente invasa da roditori vivi e dai loro escrementi. Una contaminazione che rende quei generi alimentari – per un peso complessivo di 90.895 chili – non solo insalubri ma concretamente pericolosi per la salute pubblica. Nei sacchi e negli ambienti di stoccaggio, i segni del passaggio dei topi erano evidenti un po’ ovunque, tanto da costringere i reparti specializzati a sequestrare l’intero lotto, il cui valore commerciale è stato stimato dagli inquirenti in circa 200mila euro.

Merce dal Sud America e blocchi amministrativi

Molta di quella refurtiva alimentare, come è emerso dalle prime verifiche, proveniva dal Sud America. Un dettaglio che, unito alle pessime condizioni di conservazione, ha aggravato la posizione dell’imprenditore. Per quest’ultimo, che avrebbe dovuto garantire la piena tracciabilità della filiera, non c’è stata scampo: la sua posizione è stata deferita all’autorità giudiziaria. Ma non è finita qui, perché durante lo stesso blitz i Nas hanno sottoposto a sequestro amministrativo ulteriori duemila chili di prodotti, del valore di cinquemila euro. Pure in quel caso, sebbene l’entità del quantitativo fosse minore, sono emerse le solite gravi lacune: mancava qualsiasi documentazione utile a ricostruire il percorso della merce, e le operazioni di confezionamento avvenivano senza la prescritta notifica sanitaria alla competente Asl.

La custodia giudiziale in attesa dei provvedimenti

L’enorme mole di cibo sequestrato – 90 tonnellate che avrebbero potuto finire sugli scaffali della grande distribuzione – è stata immediatamente affidata in custodia giudiziale. Gli investigatori, in attesa dei prossimi sviluppi processuali e dei provvedimenti che verranno disposti dall’autorità giudiziaria e sanitaria, hanno interrotto quella che di fatto era una bomba igienica pronta a esplodere sulle tavole dei consumatori. L’operazione, oltre a bloccare un pericolo concreto, ha messo in luce quelle falle nel sistema di controllo privato, laddove la ricerca del profitto prevale sulla sicurezza di chi acquista.

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