La torta col cappio per i cinquant’anni di Ben Gvir, e quel silenzio europeo che pesa come una condanna

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non è stata una semplice festa tra familiari e amici, quella organizzata per celebrare il cinquantesimo compleanno di Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza nazionale israeliano e figura di spicco dell’ultradestra. A scatenare l’ennesima ondata di polemiche – puntualmente registrata e amplificata dai canali social del diretto interessato – non è stato un regalo politico o un discorso di circostanza, bensì un dolce. Si trattava, nel dettaglio, di una torta a tre piani, decorata con una dovizia di particori che lascia poco spazio all’interpretazione: al piano superiore troneggiava un cappio dorato, mentre il livello centrale esponeva due pistole puntate su una mappa che raffigurava Gaza e la Cisgiordania. Accanto al cappio, la scritta, “A volte i sogni diventano realtà”, completava l’opera preparata dalla moglie, Ayala.

Un simbolo che diventa politica

L’immagine, divenuta virale nell’arco di poche ore, non rappresenta un episodio isolato di cattivo gusto, ma si inserisce a pieno titolo in una precisa strategia comunicativa adottata dal ministro. Il cappio, infatti, non è un ornamento qualsiasi: è lo stesso simbolo che Ben Gvir aveva già sfoggiato alla Knesset lo scorso marzo, durante l’approvazione preliminare della legge che introduce la pena di morte per i palestinesi accusati di atti definiti “terroristici”. In quell’occasione, l’esponente di “Otzma Yehudit” (Potere Ebraico) indossava una spilla a forma di cappio, brindando con spumante al varo della normativa. L’associazione è quindi volutamente esplicita: il dolce non celebra l’età anagrafica del ministro, ma la trasformazione in legge di una delle sue battaglie più estreme, rendendo tangibile l’idea che l’impiccagione sia un traguardo politico da festeggiare.

Le pistole e la mappa di una “Grande Israele”

Se il cappio è il richiamo diretto alla pena capitale, le pistole sulla torta alludono a un’altra direttrice del suo mandato, ossia la politica di allentamento del controllo sulle armi da fuoco, una misura che ha fatto segnare un incremento esponenziale delle licenze per i cittadini israeliani. Ma è la mappa sullo sfondo a fornire la chiave di lettura più inquietante, poiché in essa Gaza e la Cisgiordania appaiono come parte integrante del territorio nazionale, senza soluzione di continuità. Questa rappresentazione grafica, che cancella i confini della soluzione “due popoli-due Stati”, è stata letta dagli osservatori come una celebrazione in chiave espansionistica, coerente con l’ideologia dei coloni più radicali che sostengono il governo di Netanyahu. La festa, tenutasi nella località di Emunim (vicino ad Ashdod), ha visto la partecipazione non solo di attivisti di estrema destra e personaggi controversi come il rapper Yoav Eliasi, ma anche di numerosi ufficiali di alto grado della polizia e del servizio penitenziario.

Il silenzio di Bruxelles e la durezza della replica interna

Mentre le immagini rimbalzavano sulle bacheche internazionali, dai governi europei non è filtrato alcun commento ufficiale. Un silenzio, quello europeo, che viene interpretato in molti modi: eppure, mentre i vertici dell’Unione prendono nota, all’interno dello stesso panorama politico israeliano la vicenda ha prodotto scaramucce significative. L’ex primo ministro Naftali Bennett (ora all’opposizione) ha attaccato duramente la presenza di funzionari in divisa a un evento dichiaratamente politico, minacciando di rimuovere immediatamente dall’incarico chi sfrutta la propria posizione per fini personali; una promessa di campagna elettorale che non ha lasciato indifferenti i diretti interessati. Ben Gvir, dal canto suo, ha liquidato le critiche con la consueta ironia tagliente, suggerendo di inviare una torta anche a Bennett, accusato di non avere né amici né relazioni professionali.

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