La torta col cappio per i 50 anni di Ben-Gvir, e quella “legge della vergogna” diventa un dolce

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   È un’immagine che brucia la retina, prima ancora di sollevare qualsiasi polvere politica. In questi giorni, a squarciare la routine della cronaca israeliana, ci ha pensato la torta di compleanno del ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir: un monumento a tre piani sormontato da un cappio dorato, affiancato da due pistole e con la bandiera nazionale a fare da sfondo, il tutto impreziosito da un augurio tanto sinistro quanto rivelatore: “Congratulazioni al ministro Ben-Gvir, a volte i sogni diventano realtà”. La festa, organizzata nei minimi dettagli – come testimoniano i video pubblicati senza ritegno sul suo profilo social – non ha lasciato spazio a interpretazioni alternative, trasformandosi immediatamente in un atto di propaganda interna più che in un momento privato di gioia familiare.

Ma il dolce, preparato dalla moglie Ayala, non è nato nel vuoto. Quell’impiccagione stilizzata rimanda direttamente a una battaglia legislativa che l’estrema destra ritiene la propria bandiera più alta. Solo poche settimane prima, alla fine di marzo, la Knesset ha dato il via libera definitivo – con 62 voti a favore contro 47 – a una legge che introduce la pena di morte per impiccagione per i palestinesi condannati per atti di terrorismo dai tribunali militari. Lo stesso Ben-Gvir, già allora, aveva indossato una spilla simile a quella che oggi domina la sua torta, comparendo nell’aula parlamentare con una bottiglia di spumante per brindare a quella che lui ha definito una “giornata di giustizia”.

Il riferimento, chiarissimo, è però anche un termometro dello stato di salute della politica israeliana. La norma, infatti, è strutturata in modo tale da essere applicabile quasi esclusivamente ai detenuti palestinesi, esentando di fatto i cittadini israeliani che commettessero reati simili: una discriminazione che ha spinto l’Associazione per i Diritti Civili in Israele a presentare immediatamente ricorso presso l’Alta Corte. E se Ben-Gvir, nel suo intervento alla Knesset, ha tuonato che “chi sceglie il terrore sceglie la morte”, dall’altra parte dell’emicrania politica, il leader dell’opposizione Yair Golan ha liquidato la manovra come un pezzo di legislazione inutile, “pensata solo per far guadagnare like a Ben-Gvir”, senza alcun reale contributo alla sicurezza nazionale.

Resta, in questa vicenda, un aspetto che stride ancor più della provocazione estetica della torta. La festa del ministro, tenutasi in una villa nella comunità agricola di Emunim, ha visto infatti la partecipazione di decine di alti ufficiali di polizia e del servizio penitenziario. Un dettaglio che non è sfuggito all’ex primo ministro Naftali Bennett, il quale ha attaccato duramente la presenza di funzionari in uniforme a un evento spudoratamente politico, minacciando di rimuovere chiunque sfrutti la propria posizione per fini indegni di uno statista. La replica di Ben-Gvir non si è fatta attendere, ribattendo con il consueto sarcasmo che Bennett non ha né amici né relazioni professionali.

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