La Spagna revoca formalmente l’ambasciatrice in Israele, Madrid abbassa il livello dei rapporti diplomatici

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il governo spagnolo, con un provvedimento pubblicato sul Bollettino Ufficiale dello Stato e deliberato dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro degli Esteri José Manuel Albares, ha disposto la revoca formale dell’ambasciatrice in Israele, Ana Maria Salomon Perez. La decisione, giunta al termine di una riunione dell’esecutivo tenutasi nella giornata di martedì e firmata dal re Felipe VI, che ha voluto esprimere un ringraziamento formale alla diplomatica per i “servizi prestati”, non fa che ratificare una situazione di fatto già in essere dallo scorso settembre, quando la rappresentante era stata richiamata a Madrid per consultazioni senza una data di ritorno prevista. La Salomon, in carica dal 2021, era rimasta in Spagna da quel momento, e la sua missione a Tel Aviv era già di fatto guidata da un incaricato d’affari, figura che ora assume formalmente la gestione dell’ambasciata, declassando di un gradino il livello della rappresentanza iberica nello Stato ebraico.

Quest’ultima iniziativa del governo presieduto da Pedro Sánchez, che giunge in un contesto di tensione internazionale acuita dalle recenti operazioni militari statunitensi e israeliane contro l’Iran, rappresenta l’ennesimo capitolo di un deterioramento dei rapporti bilaterali che affonda le radici nella posizione assunta da Madrid circa il conflitto a Gaza. La goccia che aveva fatto traboccare il vaso, già nell’aprile di due anni fa, era stato il riconoscimento unilaterale dello Stato di Palestina da parte della Spagna, una mossa che aveva innescato una reazione immediata e duratura da parte del governo di Benjamin Netanyahu. A quella decisione, infatti, Israele aveva risposto nel maggio del 2024 richiamando la propria ambasciatrice a Madrid, Rodica Radian-Gordon, la quale, dopo il rientro in patria, si era successivamente ritirata dal servizio, lasciando vacante quel posto. Da allora, e per quasi due anni, la rappresentanza israeliana in Spagna è stata affidata a un incaricato d’affari, e il governo Netanyahu non ha mai proceduto alla nomina di un nuovo ambasciatore, una circostanza che Madrid ha evidentemente interpretato come un atto di volontario declassamento delle relazioni.

La reciprocità diplomatica e il nodo della rappresentanza

La revoca della Salomon, secondo quanto trapela da fonti diplomatiche spagnole, va pertanto letta come un adeguamento a quel principio di reciprocità che regola i rapporti tra Stati, portando di fatto la situazione in Spagna allo stesso livello di quella israeliana. Se Madrid, da un lato, formalizza l’assenza di un proprio ambasciatore a Tel Aviv, dall’altro, non fa che allinearsi a uno stato di cose imposto da Israele quasi due anni prima, quando decise di non sostituire la Radian-Gordon. Non solo: l’ambasciata israeliana a Madrid, infatti, è attualmente guidata da un incaricato d’affari, Dana Erlich, figura che era stata inizialmente destinata alla sede di Dublino, poi chiusa, e che ora coordina le attività diplomatiche dalla capitale spagnola senza detenere il rango di ambasciatrice. Una situazione, questa, che di fatto aveva già ridotto al minimo i contatti diplomatici tra i due esecutivi, limitandoli agli affari correnti e alle comunicazioni necessarie per la gestione delle rispettive comunità di cittadini.

Le scintille che hanno infiammato il confronto politico non si sono tuttavia limitate alla questione palestinese. A settembre dell’anno scorso, le relazioni avevano toccato un nuovo punto di rottura quando il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, aveva accusato il governo Sánchez di antisemitismo, una reazione alle critiche feroci mosse dal leader spagnolo contro la campagna militare israeliana nella Striscia di Gaza e alle misure restrittive imposte da Madrid, come il divieto di attracco per le navi dirette in Israele con carichi di armi. Dichiarazioni e provvedimenti che avevano portato il governo Netanyahu a sanzionare due ministre spagnole, Yolanda Díaz e Sira Rego, con il divieto d’ingresso nel Paese, un’escalation verbale e politica senza precedenti nella storia delle relazioni bilaterali. La scelta di rendere definitivo il richiamo dell’ambasciatrice, dunque, non è che l’atto finale di una crisi che appare ormai strutturale e destinata a protrarsi, in attesa che maturino le condizioni per una distensione, al momento non all’orizzonte.

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