Attacchi e contro-attacchi nello Stretto di Hormuz: la tensione tra Usa e Iran non si placa
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Redazione Esteri
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La notte tra sabato e domenica ha segnato un nuovo, preoccupante capitolo nello scontro tra Stati Uniti e Iran, con un’escalation che si è tradotta in attacchi militari e minacce verbali. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha diffuso un video che documenta quella che definisce come la terza ondata di attacchi contro obiettivi iraniani, mentre Teheran ribadisce la chiusura dello Stretto di Hormuz, un passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio.
Le immagini, pubblicate insieme a una dichiarazione ufficiale, mostrano quelli che i militari statunitensi descrivono come raid mirati a "siti iraniani per missili e droni, capacità navali, depositi di munizioni, reti di comunicazione e postazioni di sorveglianza costiera".
La risposta di Teheran e la chiusura dello Stretto
La reazione iraniana non si è fatta attendere, e si è concentrata principalmente sul punto nevralgico della contesa: lo Stretto di Hormuz. La televisione di Stato di Teheran ha dato lettura di un comunicato della Marina della Guardia Rivoluzionaria, che ha annunciato senza mezzi termini che "lo Stretto rimarrà chiuso fino a nuovo avviso".
I militari iraniani hanno inoltre denunciato che diverse imbarcazioni avrebbero tentato di percorrere una rotta non autorizzata attraverso il canale, ignorando i ripetuti avvertimenti di cambiare rotta e di seguire un passaggio approvato, un episodio che, se confermato, avrebbe potuto innescare ulteriori reazioni sul campo.
Hormuz come "arma strategica"
La chiusura dello Stretto di Hormuz non è solo un atto di forza, ma rappresenta una vera e propria dichiarazione d’intenti, enfatizzata dalle parole del consigliere militare della Guida Suprema iraniana, Mohsen Rezaei. L'ex capo delle Guardie Rivoluzionarie ha dichiarato che questo passaggio strategico è più importante per l'Iran di decine di bombe atomiche, spostando così il baricentro della discussione dal programma nucleare alla capacità di influenzare il commercio globale.
Le dichiarazioni di Rezaei trovano un riscontro nelle consultazioni in corso tra Iran e Oman, che hanno concordato di proseguire i colloqui sulla situazione dello Stretto, mentre il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha confermato la volontà di Teheran di gestire la crisi anche attraverso canali diplomatici.
Un confronto militare in evoluzione
L’annuncio del CENTCOM di aver "completato" una terza serie di attacchi indica una strategia militare americana che si sta sviluppando per fasi, mirata a degradare le capacità offensive iraniane nella regione. Le immagini rilasciate dai militari statunitensi, sebbene parziali, offrono un'idea della portata delle operazioni, che hanno preso di mira non solo le basi missilistiche ma anche le infrastrutture navali e di sorveglianza.
Lo scenario che si delinea è quello di un confronto sempre più complesso, dove le azioni militari sul campo si intrecciano con le dichiarazioni politiche e le manovre diplomatiche, in un equilibrio instabile che coinvolge le potenze regionali e mantiene alta la tensione in una delle aree più strategiche del pianeta.




