Genova, Piciocchi ammette: "Mancavano i voti, anche di FdI". Salis annuncia il salario minimo e lavora alla giunta
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Redazione Interno
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Pietro Piciocchi, dopo la sconfitta alle amministrative, è tornato per qualche ora a Palazzo Tursi, nello stesso ufficio che aveva occupato come reggente dall’autunno scorso. Con il suo carattere aperto, lontano dall’asperità del predecessore Marco Bucci, ha ricevuto sorrisi e pacche sulle spalle, nonostante il risultato elettorale bruciante. «Un po’ spaesato», confessa, mentre riflette sul futuro: restare in Consiglio comunale all’opposizione dopo otto anni di full immersion, durante i quali ha gestito venticinque deleghe, non è una decisione semplice. Quanto alla sconfitta, ammette: «Ero la scelta sbagliata? Tutti erano con me. Ma i voti sono mancati, anche quelli di Fratelli d’Italia».
Intanto, la neoeletta Silvia Salis, intervistata a Un giorno da pecora su Radio 1, ha annunciato una delle sue prime misure: una delibera per introdurre il salario minimo negli appalti comunali, fissandolo a nove euro lordi l’ora. Un modello già adottato da altre città, da Livorno a Firenze, fino a Bacoli, in provincia di Napoli, che punta a escludere dalle gare le aziende che non garantiscono dignità e sicurezza ai lavoratori.
Mentre Salis lavora alla formazione della giunta, i telefoni non smettono di squillare. Tra messaggi e chiamate, si discute non solo dei festeggiamenti per la vittoria al primo turno, ma anche degli equilibri politici e delle competenze necessarie per governare la città. La sindaca ha chiesto pazienza – «non c’è fretta», ha ripetuto in conferenza stampa –, ma i tempi sono stretti: l’obiettivo è definire la squadra entro due settimane. Tra i nomi certi c’è quello di Pierpaolo Terrile, pronto a ricoprire il ruolo di vicesindaco, mentre restano da sciogliere i nodi legati alle altre forze di maggioranza, a partire da Alleanza Verdi-Sinistra e alle liste civiche.




