Crollo al carcere di Regina Coeli, Delmastro: "Lavori già affidati"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una porzione del tetto che copre la seconda rotonda del carcere romano di Regina Coeli è crollata nella mattinata di giovedì 9 ottobre, provocando, in un contesto di fortuita casualità, soltanto danni materiali e l'inevitabile dichiarazione di uno stato di emergenza all'interno dell'istituto penitenziario. L'evento, che ha interessato un'area quotidianamente percorsa da un alto numero di persone, ha immediatamente richiamato sul posto i vertici del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, i quali, coordinando il loro intervento con i vigili del fuoco, hanno avviato le prime valutazioni tecniche e logistiche. La causa del cedimento è stata attribuita, senza mezzi termini, a una degenerazione del legname strutturale, la cui tarmatura, unita ai persistenti effetti dell'umidità, aveva minato la stabilità della copertura in modo non altrimenti rilevabile attraverso le ordinarie operazioni di manutenzione.

La mobilitazione dei vertici del Dap

Sul posto, fin dalle prime ore successive all'incidente, si è recato il capo del Dap, Stefano Carmine De Michele, affiancato da una delegazione di alti funzionari che includeva il direttore generale per i detenuti, quello per l'edilizia penitenziaria e il vicedirettore per il Personale. La loro presenza, concentrata e operativa, è servita a definire la portata dell'accaduto e a pianificare le contromisure più immediate, tra le quali spiccava, come priorità assoluta, la necessità di garantire la sicurezza di tutti coloro che vivono e operano all'interno della struttura. La loro ispezione, condotta mentre le squadre dei vigili del fuoco rendevano sicure le zone pericolanti, ha permesso di constatare direttamente l'entità dei danni e di avviare il complesso iter per il loro risanamento.

Le operazioni di trasferimento dei detenuti

La conseguenza più tangibile del crollo, che ha reso inagibili ampie sezioni del penitenziario, è stata la decisione di procedere al trasferimento di circa duecentocinquanta detenuti, un'operazione di notevole impatto organizzativo. Di questi, un primo gruppo di quaranta è stato destinato alla casa lavoro di Vasto, una struttura che dovrà quindi accogliere un numero significativo di nuovi ospiti, andando ad aggiungersi a quelli già presenti. Lo sgombero delle aree compromesse, resosi indispensabile per evitare qualsiasi rischio per l'incolumità delle persone, rappresenta soltanto il primo passo di una vicenda che impone una riflessione più ampia sullo stato di conservazione del patrimonio edilizio carcerario.

L'impegno formale per gli interventi

A poche ore dall'incidente, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, intervenendo personalmente, ha fornito un aggiornamento stringente sui tempi di riparazione, annunciando che l'affidamento dei lavori sarebbe avvenuto entro la stessa giornata. Una tempistica così serrata, che sottolinea la percezione dell'urgenza da parte delle istituzioni, mira a contenere i disagi e a ripristinare nel più breve tempo possibile la piena operatività del carcere. L'episodio, per quanto si sia concluso senza conseguenze fisiche per le persone, lascia però emergere con crudezza la fragilità di un edificio storico, la cui manutenzione richiede un'attenzione costante e risorse adeguate per scongiurare il ripetersi di simili cedimenti.

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