«Non è un paese per single» e il fascino (apparentemente) semplice della rom-com

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un’idea, spesso sottovalutata, che attraversa come un filo rosso la nuova commedia romantica di Prime Video, «Non è un paese per single»: quella per cui non ogni storia d’amore deve necessariamente riscrivere le regole del genere per riuscire a emozionare. Anzi, è proprio nella rinuncia a ogni stravolgimento – o quantomeno nella consapevolezza di muoversi dentro coordinate già note – che il film diretto dall’adattamento dell’omonimo bestseller di Felicia Kingsley trova la sua ragione più solida. Matilde Gioli e Cristiano Caccamo, guidando un cast che include anche Amanda Campana e Sebastiano Pigazzi, restituiscono al pubblico quella leggerezza calibrata, fatta di dialoghi ironici e tensioni romantiche mai troppo urlate, che da sempre rappresenta il cuore pulsante di certe operazioni cinematografiche pensate più per il piacere della narrazione che per la sorpresa a ogni costo.

L’architetto che scriveva sotto pseudonimo e la filosofa diventata attrice

Se si guarda alle biografie delle due figure chiave dietro questo successo editoriale e ora televisivo, si scoprono percorsi affatto lineari. Felicia Kingsley, architetto di formazione, ha cominciato a scrivere romanzi celandosi dietro un nome fittizio; lo faceva, racconta, per paura di un eventuale richiamo da parte del proprio ordine professionale. Eppure, in un’epoca in cui la lettura arretra sotto i colpi incessanti degli schermi tattici, lei è riuscita a rimanere l’autrice più venduta in Italia per tre anni consecutivi. Dall’altra parte c’è Matilde Gioli, che studiava filosofia quando ha trovato un volantino con un annuncio per comparse «con accento milanese»; l’ha seguito, e quel gesto apparentemente banale l’ha lanciata, poco più che ventenne, sul set di uno dei registi più noti del cinema italiano. Due storie che s’incrociano senza mai forzare la mano, proprio come accade nei diciotto romanzi pubblicati dalla Kingsley prima di arrivare al primo adattamento per lo schermo.

Tra Austen, seconde possibilità e nessuna rivoluzione di genere

«Non è un paese per single» non nasconde il suo debito dichiarato verso «Orgoglio e pregiudizio» di Jane Austen, e lo fa senza timori reverenziali, anzi giocando con quel retaggio per costruire una storia fatta di seconde possibilità. La trama segue i solchi di un certo tipo di commedia all’italiana che non disdegna il lieto fine, ma lo conquista sul campo attraverso equivoci ben orchestrati e un ritmo definito «irresistibile» da chi l’ha visto in anteprima. Né mancano momenti in cui il racconto si fa più esplicito, tanto che la stessa Kingsley e la Gioli hanno parlato di quelle scene erotiche come di «una vera liberazione», sottolineando l’assenza di imbarazzo nel rappresentare l’intimità sullo schermo. Una scelta, quest’ultima, che allontana il film da certi pudori di maniera e lo rende più vicino a una certa contemporaneità disinvolta.

Il cast, i dialoghi e quel meccanismo che funziona senza bisogno di colpi di scena

Cristiano Caccamo, accanto alla Gioli, regge la parte maschile con quella mistura di alterigia controllata e vulnerabilità nascosta che il genere richiede. Attorno a loro, Amanda Campana e Sebastiano Pigazzi completano un gruppo di interpreti azzeccati, capaci di trasformare situazioni anche prevedibili in occasioni per dialoghi ben scritti. Il film, va detto, non cerca mai di stupire a ogni costo; anzi, la sua forza risiede nella consapevolezza dei propri mezzi e nella capacità di non disperdere l’attenzione dello spettatore in rivoli secondari. Si tratta, insomma, di una macchina narrativa oliata, dove ogni ingranaggio – dalla colonna sonora ai tempi comici – è tarato per restituire quella sensazione di spensieratezza che solo certe rom-com sanno offrire. E in un panorama audiovisivo spesso dominato da produzioni più cupe o sperimentali, questa scelta di campo rappresenta già di per sé una dichiarazione d’intenti.

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