Riclassificazione di Mary Poppins: un dibattito sulla cultura della cancellazione

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La recente decisione della British Board of Film Classification (BBFC), l'organizzazione britannica che si occupa della classificazione delle opere cinematografiche, di rivedere la categoria nella quale è catalogato il film "Mary Poppins" ha suscitato diverse reazioni. La scelta è stata motivata dal linguaggio discriminatorio e offensivo presente nel film della Disney, in particolare l'uso del termine 'ottentotti'.

Nadia Terranova, autrice della prefazione alla raccolta completa dei libri su Mary Poppins, ha espresso il suo punto di vista sulla questione. Secondo Terranova, l'avviso di visione con accompagnamento per i minori di 12 anni serve solo ai grandi per lavarsi la coscienza.

Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha commentato la notizia su Facebook, sostenendo che la "follia del politicamente corretto supera ogni limite". Secondo Salvini, il film è stato "vietato ai minori di 12 anni" a causa di un "presunto linguaggio discriminatorio", perché "per ben due volte contiene l'uso improprio del termine ottentotto".

La questione della riclassificazione di Mary Poppins ha sollevato un dibattito più ampio sulla cultura della cancellazione. Mentre alcuni vedono queste azioni come un tentativo di correggere le ingiustizie del passato, altri le considerano un eccesso di politicamente corretto.

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