Burkina Faso, rottura con la Francia: la giunta militare accusa Parigi di ingerenze e ambizioni neocoloniali

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Burkina Faso ha ufficialmente rotto le relazioni diplomatiche con la Francia, con effetto immediato a partire dal 26 giugno 2026. L'annuncio, diffuso attraverso un messaggio letto dalla televisione nazionale e formalizzato in un comunicato governativo, rappresenta l'atto più eclatante di un deterioramento dei rapporti tra Ouagadougou e Parigi che dura ormai da quattro anni, da quando il capitano Ibrahim Traoré ha preso il potere con un colpo di Stato.

La decisione, che giunge in un momento di profonda ridefinizione degli equilibri geopolitici nella regione del Sahel, è stata motivata dal governo militare con l'impossibilità di proseguire una relazione basata sul mutuo rispetto e sulla fiducia reciproca, elementi che, a giudizio delle autorità locali, non sarebbero più stati garantiti dalla controparte francese.

Le accuse del governo di Ouagadougou

Nel documento ufficiale reso pubblico, il Burkina Faso ha rivolto a Parigi accuse pesantissime, parlando di un "attivismo incessante" volto a minare gli interessi nazionali del Paese africano. Ma non solo: la giunta guidata da Traoré ha denunciato esplicitamente quelle che definisce "ambizioni neocoloniali" della Francia, sostenendo che dietro le sue azioni diplomatiche e militari vi sia il sostegno a reti sovversive e persino a gruppi terroristici, un'affermazione che segna un punto di non ritorno nei rapporti bilaterali.

Il comunicato ha sottolineato come non esistessero più, a giudizio del governo di Ouagadougou, le condizioni indispensabili per la promozione di relazioni fondate sul rispetto della sovranità nazionale e sul principio cardine della non ingerenza negli affari interni, principi che la Francia avrebbe sistematicamente violato. Pur nella durezza delle parole, il governo burkinabé ha tenuto a precisare che la rottura delle relazioni diplomatiche non intacca i rapporti tra i due popoli, cercando probabilmente di circoscrivere la portata della crisi al solo piano politico-istituzionale.

La fine di un'alleanza strategica

La rottura segna la conclusione di un'alleanza che per decenni aveva fatto della Francia il principale partner di sicurezza del Burkina Faso, ex colonia francese fino al 1960. Tuttavia, il legame privilegiato aveva già subito un duro colpo nel gennaio 2023, quando la giunta militare aveva chiesto il ritiro delle truppe francesi dal territorio nazionale, ponendo fine a un accordo di cooperazione militare che risaliva a diversi anni prima.

Da allora, i rapporti non avevano fatto che peggiorare, con Ouagadougou che aveva progressivamente ridimensionato la presenza diplomatica ed economica di Parigi, sostituendola con un avvicinamento sempre più marcato ad altri attori internazionali, in primis la Russia, e con un rafforzamento delle alleanze regionali.

La decisione di interrompere definitivamente ogni rapporto ufficiale, pur rappresentando un evento senza precedenti nella storia recente del Paese, si inserisce in una tendenza più ampia che ha visto anche i vicini Mali e Niger adottare misure analoghe, allontanandosi dall'ex potenza coloniale e riducendo drasticamente la sua influenza nell'area.

Il nuovo assetto geopolitico del Sahel

Con questa mossa, il Burkina Faso si allinea ancor più strettamente alla strategia intrapresa da Bamako e Niamey, con cui già condivide l'appartenenza all'Alleanza degli Stati del Sahel, un blocco regionale nato proprio come risposta alla crescente ostilità verso la Francia e le istituzioni internazionali considerate vicine agli interessi occidentali.

L'asse tra i tre Paesi, tutti governati da giunte militari salite al potere tra il 2020 e il 2022, si è andato consolidando nel tempo, anche attraverso accordi di difesa reciproca e una cooperazione economica sempre più stretta, che di fatto sta ridisegnando la mappa geopolitica di una delle regioni più instabili e strategiche del continente africano.

Per la Francia, la perdita del Burkina Faso rappresenta un ulteriore, pesante arretramento in un'area in cui la sua presenza storica e militare era considerata un pilastro della politica estera, e dove oggi il vuoto lasciato da Parigi viene rapidamente colmato da altre potenze e da nuove alleanze regionali, in un contesto segnato da una crescente insicurezza e dalla persistente minaccia jihadista.

I riflessi della crisi

La rottura delle relazioni diplomatiche comporta conseguenze pratiche immediate, tra cui la chiusura dell'ambasciata francese a Ouagadougou e l'espulsione del personale diplomatico, con tempi e modalità che saranno definiti nei prossimi giorni. Sul piano economico, la decisione potrebbe avere ripercussioni sugli aiuti allo sviluppo e sui progetti di cooperazione bilaterale, anche se negli ultimi anni il Burkina Faso aveva già progressivamente ridotto la propria dipendenza dagli aiuti francesi, cercando nuovi finanziatori e partner commerciali.

Resta da vedere come reagirà la comunità internazionale e, in particolare, l'Unione Europea, che negli ultimi tempi aveva mantenuto un rapporto critico ma aperto con la giunta militare, pur condizionando i finanziamenti al rispetto della tabella di marcia per il ritorno a un governo costituzionale.

La mossa di Ouagadougou, in ogni caso, ha già suscitato reazioni nel continente, dove diversi osservatori la leggono come un ulteriore segnale della fine dell'era francese nel Sahel e dell'emergere di un nuovo ordine regionale, ancora tutto da definire ma sempre più imperniato su logiche di sovranità nazionale e su alleanze alternative a quelle tradizionali con l'Occidente.

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