Brutta botta per Schlein, il garante Stanzione non molla

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una presa di posizione netta, quella del presidente del Garante per la Privacy, che chiude ogni spiraglio alle richieste di dimissioni avanzate dall'opposizione, Elly Schlein in testa, dopo le inchieste del programma Report. Pasquale Stanzione, intervistato dal Tg1, ha ribadito con forza la decisione del Collegio di non dare le dimissioni, definendo infondate le accuse mosse e sottolineando come l'Autorità operi in piena autonomia e nel rigoroso rispetto della legge. Una mossa, la sua, che rappresenta una battuta d'arresto per la segretaria del Partito Democratico, la cui richiesta di un avvicendamento alla guida dell'organo di controllo si scontra con un muro di gomma.

L'autonomia come linea guida

Stanzione, che fu nominato proprio in quota Pd, ha tenuto a precisare come il Garante agisca in piena indipendenza di giudizio, persino quando le sue determinazioni risultano "scomode" per alcuni. "Non vi è mai stata una decisione del Garante assunta per ragioni diverse dall'applicazione della legge", ha affermato, tagliando corto su ogni ipotesi di influenze esterne o condizionamenti politici. Una dichiarazione, questa, che suona come un monito per la stessa maggioranza che lo aveva sostenuto, la quale ora si trova a fare i conti con un'autorità che rivendica la propria separatezza dalla politica contingente.

La sfiducia della politica

Oltre a respingere le critiche, il presidente ha lanciato un giudizio tagliente sul comportamento della classe dirigente. Secondo le sue parole, la politica "quando grida allo scioglimento o alle dimissioni dell'Autorità non è più credibile". Una condanna senza appello per una pratica, quella della richiesta di teste in cambio di consenso, che rischia di minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni indipendenti. Il riferimento, seppur generico, appare chiaramente diretto verso quei partiti che, dopo aver sostenuto la nomina, ne chiedono ora la rimozione a seguito di un servizio giornalistico.

Le conseguenze di un possibile azzeramento

La fermezza di Stanzione sembra anche tener conto delle implicazioni che un eventuale azzeramento del Collegio comporterebbe. Qualora le dimissioni dovessero davvero esserci, spetterebbe infatti al Parlamento il compito di votare i nuovi componenti. In uno scenario politico così frammentato, un simile processo aprirebbe la strada a un'ampia trattativa, nella quale il centrodestra, forte della sua consistenza numerica, potrebbe trovare lo spazio per piazzare "suoi" uomini, stravolgendo gli equilibri attuali. Una prospettiva che rende la posizione di Schlein non solo debole sul piano del principio, ma anche potenzialmente controproducente sul piano strategico.

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