Gabbana si dimette dalla presidenza di Dolce

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non è stata una scelta improvvisa, né tantomeno priva di un peso specifico che affonda le radici in un bilancio sempre più traballante: Stefano Gabbana, il 63enne che insieme a Domenico Dolce ha trasformato un’idea di “dolce vita” in un impero globale fatto di corsetti, pubblicità sensuali e profumi capaci di vendere sogni – da David Gandy a Theo James, giusto per citare due dei testimonial più iconici – ha rassegnato le dimissioni da presidente della casa di moda già lo scorso dicembre. La notizia, emersa solo oggi grazie a un’indagine di Bloomberg, getta una luce cruda su una fase che molti addetti ai lavori definiscono, senza troppi giri di parole, la più complessa per il marchio dalla sua fondazione. Le sue dimissioni, tenute finora fuori dai riflettori, arrivano mentre l’azienda italiana avvia ulteriori trattative con i propri creditori, segno evidente che l’acqua, per usare una metafora, sta salendo nonostante i lustrini.

Il buco da mezzo miliardo e la presidenza ad Alfonso Dolce

A rendere ancora più pesante lo scenario, e probabilmente a spingere Gabbana verso l’uscita di scena – sebbene nessuna fonte ufficiale lo abbia mai confermato in questi termini – è l’entità del passivo accumulato dal marchio. Parliamo di debiti per 450 milioni di euro, equivalenti a circa 522 milioni di dollari, una cifra che non può essere liquidata come semplice “effetto congiuntura” né tantomeno come un temporaneo scivolone. Il settore del lusso, in effetti, sta attraversando una crisi strutturale alimentata dal rallentamento della domanda mondiale; molte grandi firme, rimaste a corto di liquidità, hanno già dovuto piegare la testa, ricapitalizzando (come nel caso di Valentino) o cedendo il controllo (Versace finita nelle mani di Prada, tanto per fare un esempio concreto). In questo quadro, Dolce & Gabbana non fa eccezione, anzi. Al posto di Gabbana, dal mese di gennaio, siede Alfonso Dolce, il fratello di Domenico e già amministratore delegato della società, che ha dunque assunto la doppia veste operativa e rappresentativa.

La valutazione della quota e il silenzio sui dettagli

Quel che resta da capire, e che i vertici aziendali non hanno ancora chiarito nei dettagli, è il futuro della partecipazione personale di Stefano Gabbana nell’impresa. Secondo quanto riportato dall’agenzia finanziaria, lo stilista starebbe “valutando diverse opzioni” per la sua quota, una frase che nel gergo delle trattative ad alto livello suona spesso come un preludio a una cessione parziale o totale, ma potrebbe anche nascondere soluzioni più articolate come un riassetto societario o l’ingresso di nuovi soci. Quel che è certo, perché documentato, è il passaggio formale delle dimissioni a dicembre, avvenuto senza alcun annuncio pubblico, e la successiva presa in carico della presidenza da parte di Alfonso Dolce a gennaio. Nessuna delle parti ha fornito finora elementi aggiuntivi su tempistiche, modalità o cifre legate a una possibile uscita di Gabbana dal capitale, né sono trapelati i contenuti delle trattative con i creditori, avviate proprio in questi giorni.

Un fondatore fuori, l’altro ancora dentro

Resta sullo sfondo, ma non per questo meno rilevante, il ruolo di Domenico Dolce, socio fondatore e, per lungo tempo, compagno di vita di Gabbana. Nonostante la loro separazione sentimentale – avvenuta ormai diversi anni fa – i due hanno sempre continuato a lavorare fianco a fianco, e la tenuta di questo sodalizio professionale è stata più volte sottolineata come un’eccezione nel turbolento mondo della moda. Oggi, con le dimissioni di Gabbana dalla presidenza, l’equilibrio interno alla maison cambia radicalmente. Domenico Dolce non risulta aver assunto ruoli esecutivi diversi da quelli già ricoperti in precedenza, e il peso della gestione ordinaria ricade ora interamente su Alfonso Dolce. Nel frattempo, per rafforzare il management, sarebbe spuntato il nome di Stefano Cantino, ex ceo di Gucci, anche se nessuna nomina è stata ancora ufficializzata. La cronaca di questi giorni, insomma, racconta la parabola di un colosso italiano del lusso che prova a rinegoziare il proprio debito mentre uno dei suoi fondatori si allontana dalla poltrona più alta, senza che sia ancora chiaro se resterà dentro la nave o sceglierà di guardare da riva.

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