La svolta petrolifera di Caracas con il benestare di Trump, che apre a Pechino
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Redazione Esteri
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A bordo dell'Air Force One, diretto in Florida, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rivolto un inatteso invito alla Cina, dichiarandola "benvenuta" qualora intendesse acquistare petrolio venezuelano. "La Cina è la benvenuta e potrebbe fare ottimi affari nel settore petrolifero", ha affermato, nel corso di uno scambio con i giornalisti, facendo seguito a un analogo accordo già stretto con l'India. Queste dichiarazioni, che ribaltano anni di politiche di embargo e pressioni internazionali, giungono a poche ore da una radicale riforma approvata a Caracas, la quale, di fatto, archivia il modello di controllo statale sull'oro nero ereditato da Hugo Chávez.
Il modello Chevron e la fine della sovranità petrolifera
Quella varata dall'Assemblea nazionale venezuelana, all'unanimità, non è una semplice modifica ma uno smantellamento della legge sugli idrocarburi del 2006. Se in passato la partecipazione di capitali privati era confinata, per statuto, all'interno di joint venture con la compagnia di Stato Pdvsa, la nuova normativa istituzionalizza il cosiddetto "modello Chevron", aprendo la strada a operatori esteri per investire in autonomia, sia nella fase di estrazione che in quella di commercializzazione del greggio. Una mossa che, come molti osservano, segna la fine simbolica della rivoluzione bolivariana, la cui economia si è a lungo retta sul principio della sovranità energetica.
Il ruolo cruciale di Eni e Repsol nel piano di ricostruzione
In questo contesto di rinnovato interesse internazionale, il piano statunitense per rivitalizzare la decaduta industria petrolifera e del gas del Venezuela punta in maniera significativa su due compagnie europee: Eni e Repsol. Esse, infatti, rappresentano le uniche grandi major occidentali ad aver mantenuto, non senza difficoltà, una presenza operativa e un'esperienza diretta nel paese durante gli anni più complessi. Secondo quanto riportato, le due società avrebbero anche avviato contatti con Washington per gestire la questione dei crediti vantati nei confronti di Caracas, un nodo cruciale per qualsiasi futuro investimento di larga scala.
La strategia politica dietro la riforma energetica
La riforma, che costituisce il provvedimento economico più incisivo promosso dall'amministrazione della presidente Delcy Rodriguez, si colloca strategicamente nel solco del nuovo rapporto con gli Stati Uniti, rinsaldato dopo gli eventi dello scorso gennaio. L'obiettivo dichiarato è quello di alleggerire la pressione esercitata da Washington sul paese caraibico, attirando al contempo capitali e tecnologia stranieri per risollevare un settore, quello energetico, che versa in condizioni disastrose dopo anni di mala gestione e sanzioni internazionali. Una partita geopolitica ed economica di primo piano, nella quale l'apertura di Trump verso Pechino introduce una variabile ulteriore, ampliando lo scenario degli attori potenzialmente coinvolti nella ricostruzione venezuelana.




