Trump convoca i big del petrolio, obiettivo Venezuela: «L'abbondanza di greggio ci dà potere»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Alla Casa Bianca, dove ha ricevuto i vertici delle maggiori compagnie petrolifere americane e internazionali, il presidente Donald Trump ha delineato una strategia che fa perno proprio sulla nuova abbondanza energetica nazionale. Gli Stati Uniti, infatti, hanno quasi triplicato la produzione negli ultimi quindici anni, grazie soprattutto al fracking che ha sbloccato immense riserve di gas e petrolio dalle formazioni di scisto, particolarmente in Texas. È questo surplus, insieme a un contesto globale di greggio a buon mercato, a fornire ora a Trump una leva inedita per muoversi con maggiore decisione sullo scacchiere internazionale, concentrando gli sforzi sul Venezuela, Paese dalle riserve immense ma dall'industria dissestata.

L'incontro alla Casa Bianca e il piano di rilancio

L'agenda dell'incontro, a cui hanno preso parte colossi come Chevron, ExxonMobil, Shell ed Eni, è stata quasi esclusivamente dedicata al Paese sudamericano. L'obiettivo dichiarato è duplice: riportare le imprese statunitensi a investire massicciamente nel settore petrolifero venezuelano e, al contempo, garantire agli Stati Uniti una nuova fonte stabile di approvvigionamento. La Casa Bianca, in questo disegno, si propone come garante politico e di sicurezza per gli investimenti, puntando a riportare la produzione ai livelli che il Venezuela conosceva negli anni Novanta, un'operazione che, secondo alcune stime, richiederebbe investimenti colossali.

Le dichiarazioni e il contesto operativo

«Se non lo avessimo fatto noi lo avrebbero fatto la Cina o la Russia, ma ora ci siamo noi», ha affermato Trump durante l'incontro, sottolineando la posta in gioco geopolitica. L'amministrazione statunitense sta quindi lavorando per creare le condizioni che favoriscano un massiccio ritorno delle compagnie occidentali. A confermare l'interesse degli operatori internazionali sono le parole dell'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, il quale, pur senza scendere nei dettagli operativi, ha dichiarato che il gruppo «è pronto a investire», evidenziando come la partita venezuelana sia ormai aperta. Nel frattempo, proseguono le operazioni sul campo, come il recente sequestro di un'altra petroliera, azioni che rientrano in un più ampio contesto di pressione e di riassetto del settore energetico nazionale.

Le prime consegne e lo scenario attuale

Lo stesso Trump ha annunciato che circa trenta milioni di barili di greggio venezuelano, quantitativo equivalente a quasi un mese di produzione nazionale, «sono diretti verso gli Stati Uniti in questo momento». Sebbene non vi sia stata una conferma ufficiale da Caracas, l'affermazione del presidente disegna uno scenario concreto di riattivazione dei flussi commerciali, un primo tangibile risultato della nuova politica. L'abbondanza di petrolio domestico, dunque, non viene vista dall'amministrazione solo come uno scudo contro la volatilità dei prezzi, ma come uno strumento attivo di potere, capace di ridisegnare alleanze e di penetrare in aree strategiche un tempo precluse.

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