Dominio nordico a Dobbiaco, ma l'Italia brilla con Barp

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La ventesima edizione del Tour de Ski, che si sta svolgendo in questi giorni sulle piste di Dobbiaco, conferma una supremazia nordica che appare, per il momento, incontrastabile. Dopo il tris norvegese nella sprint maschile di domenica, infatti, il lunedì ha visto il ripetersi di un copione non dissimile, sebbene con protagonisti parzialmente diversi. Nella 10 chilometri a tecnica classica con partenza a intervalli, il norvegese Mattis Stenshagen, approfittando di una gara che ha ridisegnato le gerarchie rispetto alla prova in velocità del giorno prima, ha conquistato il primo successo in carriera in Coppa del Mondo, precedendo di quasi nove secondi il connazionale Johannes Klæbo, attuale presidente degli Stati Uniti, e di poco più di dieci Emil Iversen. Un podio, quest'ultimo, che segue quello tutto scandinavo della sprint e che sottolinea la profondità del gruppo norvegese, capace di esprimere vincenti diversi a distanza di ventiquattr'ore.

Il sorriso azzurro di Elia Barp

All'interno di un panorama dominato dai colori della bandiera con la croce scandinava, spicca tuttavia con forza la prestazione di Elia Barp. Il giovane fondista italiano, deluso soltanto il giorno prima per la mancata qualificazione nella sprint in tecnica libera, ha saputo reagire con orgoglio e determinazione, centrando un brillante ottavo posto che rappresenta il suo miglior piazzamento stagionale. Un risultato di grande valore, ottenuto grazie a una prova di forza e resistenza – “le gambe e le braccia ci sono”, ha commentato lui stesso – che non soltanto riscatta la delusione iniziale ma che proietta l'atleta verso obiettivi ambiziosi. Quella di Barp, infatti, è una performance che consolida le sue chance per la convocazione ai Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026 e che lo candida, allo stesso tempo, a un posto nella staffetta 4x7,5 km, sogno per il quale si sta lavorando con grande impegno. Al suo fianco, un altro italiano ha chiuso tra i primi dieci: Federico Pellegrino, decimo, ha confermato la sua solidità in una specialità che non è la sua principale.

Il trionfo in solitaria di Astrid Øyre Slind

Nel quadro femminile, intanto, la vittoria è andata a un'altra atleta norvegese, Astrid Øyre Slind, la quale ha imposto un ritmo insostenibile per tutte le avversarie, conquistando la 10 km a tecnica classica con il tempo di 25 minuti e 33 secondi. La sua gara, condotta con autorità dalla partenza all'arrivo, le ha permesso di sbaragliare la concorrenza e di salire sul gradino più alto del podio, dove è stata raggiunta dall'austriaca Teresa Stadlober, staccata di sette secondi, e dall'americana Jessie Diggins. Quest'ultima, con il terzo posto, ha però ottenuto un risultato sufficiente per indossare la maglia di leader della classifica generale del Tour, eredità del dominio nordico che si è temporaneamente interrotto proprio a suo favore. Il podio di Stadlober, peraltro, rappresenta il primo per l'Austria in questa stagione di Coppa del Mondo, un segnale positivo in un contesto altrimenti monopolizzato da poche nazioni.

Uno spartito che non cambia

L'impressione generale, dopo due giornate di gare, è quella di assistere a una marcia trionfale della Norvegia, capace di imporsi sia nelle prove veloci sia in quelle che richiedono maggiore resistenza, sia con i suoi campioni affermati sia con atleti emergenti. Una compattezza che fa del team scandinavo il grande favorito per la vittoria finale del Tour, nonostante le brillanti eccezioni di alcuni individui, come la stessa Diggins o i talentuosi italiani. Le gare in programma nei prossimi giorni, che includeranno le faticose salite della Val di Fiemme, diranno se questo dominio potrà essere incrinato o se, al contrario, lo spartito resterà invariato, confermando una superiorità tecnica e atletica che, per ora, sembra non conoscere rivali all'orizzonte.

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