Dobbiaco, il Tour de Ski sperimenta e gli Stati Uniti fanno il pieno
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Redazione Sport
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Si è conclusa, nel segno incontrastato degli atleti statunitensi, la prima sperimentazione della heat mass start nel Tour de Ski di fondo, una prova di 5 chilometri a tecnica libera che ha portato sul traguardo di Dobbiaco, dopo il successo di Gus Schumacher tra gli uomini, anche la campionessa Jessie Diggins, la quale ha vinto la propria batteria stabilendo il miglior tempo complessivo e precedendo le svedesi Emma Ribom e Moa Ilar. Una formula, questa, che ha diviso gli addetti ai lavori e che è stata oggetto di numerose discussioni tecniche, poiché le condizioni variabili della neve tra una serie e l’altra – con il sole che scioglieva la pista rendendola più lenta per gli atleti delle batterie successive – hanno inevitabilmente condizionato le prestazioni, sollevando perplessità sulla reale equità della competizione. L’americana, che già indossava la maglia di leader della classifica generale, ha dato ulteriore dimostrazione della sua forza, gestendo con freddezza tattica il confronto diretto con le avversarie più accreditate e confermandosi, al di là delle polemiche sul format, l’atleta di riferimento del circo bianco in questa stagione.
Un format che potrebbe non avere futuro
La gara, che ha rappresentato l’ultimo appuntamento del 2025 sul circuito, è stata caratterizzata da una partenza di massa ristretta, con gli atleti suddivisi in batterie selezionate in base alla posizione in classifica. Questo meccanismo, ideato dalla Federazione Internazionale Sci per provare a rinnovare l’appeal della disciplina, ha mostrato fin da subito i suoi limiti più evidenti, creando disparità competitive difficili da ignorare. Alcuni di loro, infatti, hanno gareggiato su un manto nevoso ancora veloce e compatto, mentre altri hanno dovuto affrontare una pista trasformata dal disgelo, un elemento che ha pesato non poco sui cronometri finali e che lascia intendere come questa prima esperienza potrebbe anche rimanere l’unica, sebbene l’intenzione degli organizzatori fosse quella di testare una nuova strada per avvicinare il pubblico.
Il bilancio azzurro e il dominio norvegese maschile
Dal canto italiano, la giornata ha registrato una prestazione di rilievo da parte di Caterina Ganz, la quale ha sfiorato la top dieci piazzandosi undicesima, a dimostrazione di una crescita costante che la porta a competere ai livelli più alti. Tra gli uomini, invece, Federico Pellegrino – atleta di punta della squadra e già medagliato olimpico – ha chiuso al sedicesimo posto, staccato di poco più di nove secondi dal vincitore Schumacher, dopo essersi aggiudicato il secondo posto nella propria batteria, vinta dal norvegese Johannes Klaebo. Proprio Klaebo, nonostante non abbia trionfato nella prova di oggi, ha mantenuto saldamente la leadership della classifica generale maschile, un dato che sottolinea come i grandi favoriti sappiano adattare la loro strategia anche alle formule più insolite, conservando le energie per le tappe decisive della manifestazione.
Le reazioni e il prosieguo del Tour
Al di là dei risultati, che vedono una Diggins ormai lanciata verso un altro successo finale e un Klaebo sempre in controllo, l’attenzione rimane focalizzata sulla validità del nuovo formato, il cui esito è stato accolto con scetticismo da molti tecnici. La discussione, che ha inevitabilmente occupato le riflessioni del dopo-gara, non ha però offuscato il valore atletico delle prestazioni, con gli statunitensi che hanno colto al volo l’opportunità per imporsi in entrambe le competizioni. Il Tour de Ski prosegue ora il suo cammino verso le tappe di montagna, dove le salite e le tecniche classiche tradizionali ridisegneranno ulteriormente le gerarchie, lontane dalle sperimentazioni e più vicine all’essenza pura dello sci di fondo.




