Netanyahu accelera la guerra mentre cresce il dissenso interno

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre la macchina da guerra israeliana avanza, dopo settimane di preparativi, verso il cuore di Gaza City – considerata la roccaforte principale di Hamas –, segnali di insofferenza iniziano a trapelare persino dall’esercito. La conferma dell’avvio delle operazioni terrestri è giunta nelle scorse ore attraverso le dichiarazioni del generale di brigata Effie Defrin, portavoce delle Forze di difesa israeliane (Idf), il quale ha annunciato che le truppe hanno già preso il controllo della periferia della città. Un’azione, questa, che il premier Benjamin Netanyahu ha ordinato di accelerare per conquistare le ultime sacche di resistenza.

Tuttavia, proprio mentre la campagna militare entra nella sua fase più cruenta, episodi di disallineamento, sebbene minimi, emergono dal corpo riservista. Lunedì scorso, infatti, gli ufficiali della Decima brigata armata dell’Idf hanno avvisato i propri uomini di un imminente richiamo per un nuovo, prolungato turno di servizio. Una comunicazione però ritrattata il giorno seguente, quando gli stessi comandanti hanno precisato di “non precipitarsi” poiché la chiamata non era affatto dietro l’angolo. Un dietrofront che, se da un lato potrebbe rispondere a mere esigenze logistiche, dall’altro lascia intravedere le prime crepe in un fronte per il resto compatto.

Parallelamente all’offensiva su Gaza, l’esecutivo israeliano – il quale, va ricordato, include figure di ultradestra – ha fatto approvare un piano che di fatto frammenta la Cisgiordania in due parti distinte, una mossa interpretata da molti osservatori come l’ennesimo, decisivo colpo alle residue speranze di costituzione di uno Stato palestinese sovrano e contiguo. Una decisione che ha sollevato le immediate e prevedibili proteste diplomatiche da parte europea.

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