Netanyahu annuncia l’offensiva su Gaza: "Chi vuole aiutarli, li accolga"
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Redazione Esteri
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Mentre l’esercito israeliano si prepara a entrare nella Striscia di Gaza, il premier Benjamin Netanyahu ha dichiarato che la popolazione civile avrà la possibilità di lasciare l’enclave prima dell’inizio delle operazioni militari. «Gaza City è l’ultima roccaforte di Hamas», ha affermato in un’intervista a i24 News, ribadendo che chi intende fuggire potrà farlo, «come è accaduto in altri conflitti, dalla Siria all’Afghanistan». Parole che suonano come un invito ai paesi terzi ad assumersi la responsabilità dell’accoglienza, sebbene nessun corridoio umanitario sia stato ancora concretamente definito.
Intanto, secondo Axios, gli Stati Uniti starebbero lavorando a un piano per facilitare l’apertura di un passaggio sicuro tra Israele e Siria, sebbene i dettagli rimangano vaghi. Un’iniziativa che, se realizzata, potrebbe alleviare parzialmente la crisi umanitaria, aggravata dai continui raid israeliani che, nelle ultime ore, hanno colpito diverse aree della Striscia. Netanyahu, del resto, ha definito la sua una «missione storica e spirituale», lasciando intendere che l’operazione proseguirà nonostante le pressioni internazionali.
A sollevare dubbi sulla strategia israeliana è però Michael Milstein, analista del Forum degli Studi sul Medioriente, secondo cui un’occupazione militare di Gaza City rischierebbe di trasformarsi in un disastro analogo a quello iracheno del 2003. «Sconfiggere Hamas non significherà pacificare il territorio», ha osservato, ricordando come gli Stati Uniti, dopo aver rovesciato Saddam Hussein, si trovarono impantanati in una guerriglia infinita. Un monito che sembra cadere nel vuoto, mentre il governo italiano, insieme a Ue, Gran Bretagna e Canada, chiede a Israele di garantire l’accesso agli aiuti umanitari.




