Crisi Zelensky a Kiev: la pressione delle piazze apre un nuovo fronte politico

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La crisi Zelensky a Kiev si è aperta dopo il licenziamento di Mykhailo Fedorov dalla carica di ministro della Difesa, una decisione che ha alimentato proteste in piazza e nuove tensioni all’interno del sistema di potere ucraino. Secondo Tymofiy Mylovanov, presidente della Kyiv School of Economics ed ex ministro dello sviluppo economico e del commercio, Volodymyr Zelensky non apprezzerebbe la pressione delle piazze e non vorrebbe concedere troppo spazio al peso della protesta. L’economista sostiene inoltre che il presidente abbia atteso fino all’ultimo prima di intervenire su altre figure chiave del governo, tra cui Oleksandr Syrsky.

Il licenziamento di Fedorov e la reazione politica a Kiev

Il caso Fedorov è diventato un punto di rottura nella politica ucraina perché, secondo il politologo Volodymyr Fesenko, direttore del centro studi Penta e commentatore dell’attualità sui media ucraini, la rimozione dell’ex ministro della Difesa avrebbe aperto un vero e proprio “vaso di Pandora”. La decisione avrebbe innescato una reazione a catena di problemi politici, portando alla luce tensioni tra il potere presidenziale e una parte della società che chiede di essere ascoltata. A Kiev la protesta è arrivata al decimo giorno consecutivo in piazza Ivan Franko, davanti al teatro nazionale e a poca distanza dal palazzo presidenziale ucraino.

La manifestazione non ha coinvolto una folla oceanica, ma un gruppo di persone che continua a riunirsi per chiedere attenzione alle proprie richieste. Tra i presenti ci sono veterani, persone con amputazioni e giovani che portano i segni della guerra, riuniti attorno allo slogan secondo cui il potere non dovrebbe ignorare la piazza. La protesta si concentra sul ruolo di Fedorov e sulla sua uscita dal governo, mentre intorno alla leadership di Zelensky cresce il confronto politico legato alle scelte compiute negli ultimi giorni.

Fedorov, i droni e il ruolo dell’innovazione nella Difesa

Per mesi Mykhailo Fedorov è stato considerato il simbolo dell’Ucraina capace di innovare anche durante la guerra. Prima ministro della Trasformazione digitale, è stato associato a Diia, la super app della pubblica amministrazione ucraina che consente diversi servizi online, tra cui la possibilità di sposarsi attraverso la piattaforma e di rinviare il reclutamento. Dopo il passaggio alla Difesa, Fedorov è diventato il ministro legato allo sviluppo dei droni e all’utilizzo degli algoritmi nel settore militare.

La sua immagine pubblica è stata costruita anche attraverso uno stile distante dai tradizionali simboli del potere: via la giacca, spazio alla felpa, fuori gli arredi dell’epoca sovietica e dentro elementi più informali come il ping pong. Questo approccio ha contribuito a presentarlo come un rappresentante di una nuova generazione politica, ma secondo le ricostruzioni sulla crisi a Kiev avrebbe iniziato a creare tensioni con la Bankova, la via del potere ucraino. Il tema degli appalti legati ai droni e le dinamiche interne alla Difesa sono diventati parte del confronto che accompagna la vicenda.

La sfida della piazza e il futuro del confronto politico

Le proteste nate dopo il licenziamento di Fedorov mostrano una fase di forte pressione sul presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Le dichiarazioni di Mylovanov e l’analisi di Fesenko descrivono una situazione nella quale il rapporto tra istituzioni e piazza è diventato centrale nel dibattito politico. La mobilitazione a Kiev continua a chiedere che le istanze dei manifestanti non vengano trascurate, mentre il potere presidenziale affronta le conseguenze della decisione presa sulla guida della Difesa.

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