Migliaia in piazza a Kiev contro la riforma anticorruzione, Zelensky sotto pressione

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tensione a Kiev non accenna a placarsi, mentre migliaia di persone continuano a riempire le strade della capitale ucraina per protestare contro la controversa legge che riduce l’autonomia degli organismi anticorruzione. L’approvazione del provvedimento, criticato non solo dall’Unione Europea ma anche da diverse organizzazioni internazionali, ha innescato una crisi politica per il presidente Volodymyr Zelensky, già alle prese con le difficoltà della guerra e con un sostegno popolare in declino.

La riforma, che limita i poteri dell’Ufficio nazionale anticorruzione (Nabu) e della Procura speciale anticorruzione (Sapo), è stata percepita come un passo indietro nella lotta alla corruzione, uno dei capisaldi della rivoluzione di Maidan del 2014. «Zelensky sta segando l’albero su cui è seduto», hanno gridato alcuni manifestanti, riferendosi al rischio che la mossa possa minare la fiducia degli alleati occidentali, fondamentali per il sostegno militare ed economico all’Ucraina.

Non è la prima volta che il presidente si trova al centro di polemiche legate alla corruzione. Già nel 2019, il suo rifiuto di aprire un’indagine sul figlio di Joe Biden, allora avversario di Donald Trump, aveva creato attriti con la Casa Bianca. All’epoca, Trump aveva condizionato l’invio di aiuti militari da 250 milioni di dollari a un’inchiesta sulle attività di Hunter Biden in Ucraina, ma Zelensky, respingendo la richiesta, si era guadagnato l’ostilità del tycoon. Ora, con Trump nuovamente alla guida degli Stati Uniti, la situazione si fa più delicata.

Per cercare di tamponare la protesta, Zelensky ha annunciato l’intenzione di presentare un nuovo disegno di legge che garantisca «l’indipendenza delle istituzioni anticorruzione». Una mossa che arriva dopo le pressioni della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, la quale aveva chiesto chiarimenti sull’approvazione della norma. Resta da vedere se questa promessa basterà a calmare gli animi, in un Paese dove la lotta alla corruzione è considerata una priorità assoluta e dove ogni passo falso rischia di avere conseguenze imprevedibili.

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