Zelensky e la legge anticorruzione: proteste a Kiev mentre il presidente annuncia un ripensamento
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Redazione Esteri
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Mentre la guerra con la Russia entra nel suo quarto anno, Volodymyr Zelensky si trova a fronteggiare una crisi politica inaspettata, che ha portato migliaia di ucraini a protestare nelle strade di Kiev, Dnipro, Odessa e Leopoli. La scintilla è stata l’approvazione di una legge che indebolisce l’autonomia di due pilastri della lotta alla corruzione: l’Ufficio nazionale anticorruzione (Nabu) e la procura specializzata (Sapo), ora poste sotto il controllo diretto del procuratore generale Ruslan Kravchenko, nominato dallo stesso presidente.
"La seconda sera di proteste, guardando verso la finestra del suo ufficio, mi sono chiesta cosa stesse pensando Zelensky mentre tutti gridavano furibondi". A parlare è Olga Rudenko, direttrice del Kyiv Independent, testata finora misurata nei toni ma che ha rotto gli indugi con un editoriale critico verso le accuse mosse all’attivista anticorruzione Vitaly Shabunin. Un segnale significativo, considerato che il giornale ha sempre mantenuto un profilo prudente nei confronti del governo.
Le proteste, animate soprattutto da giovani, hanno preso di mira non solo Zelensky ma anche il suo influente capo di gabinetto, Andriy Yermak, accusato di esercitare un potere eccessivo. "Io, cittadino russo, invidio gli ucraini che possono manifestare il loro dissenso", ha scritto un osservatore straniero, sottolineando il paradosso di un paese in guerra che però non rinuncia a contestare le scelte del proprio governo.
Di fronte alla pressione crescente, sia interna che internazionale – con Bruxelles che ha espresso preoccupazione per la mossa – Zelensky ha annunciato un parziale ripensamento, promettendo di "restaurare l’indipendenza" degli organi anticorruzione. Una retromarcia che, però, non basta a placare il malcontento, alimentato da anni di promesse di trasparenza rimaste in parte disattese.




