Zelensky nella tempesta: la legge anticorruzione che ha scatenato la piazza
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Redazione Esteri
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Mentre la guerra con la Russia entra nel suo quarto anno, Volodymyr Zelensky si trova a fronteggiare una crisi inattesa, che non arriva dal fronte ma dalle strade di Kiev. Per tre notti consecutive, migliaia di persone – molti dei quali giovani – hanno sfidato il coprifuoco per protestare contro una riforma che indebolisce le agenzie preposte a contrastare la corruzione, mettendole sotto il controllo diretto del procuratore generale, Ruslan Kravchenko, nominato dallo stesso presidente.
"Guardando verso la finestra del suo ufficio, mi sono chiesta cosa stesse pensando Zelensky mentre tutti gridavano furibondi". A parlare è Olga Rudenko, direttrice del Kyiv Independent, testata finora cauta nel criticare il governo ma che, due settimane fa, ha rotto gli indugi con un editoriale durissimo sulle accuse mosse all’attivista anticorruzione Vitaly Shabunin. Un segnale di come il malcontento abbia ormai travalicato i confini della politica per coinvolgere settori tradizionalmente vicini alle istituzioni.
La legge contestata, approvata nonostante le proteste, mina l’autonomia del Nabu (Ufficio nazionale anticorruzione) e della Sapo (Procura specializzata), due pilastri della lotta agli abusi di potere. Il rischio, denunciato dai manifestanti e da osservatori internazionali, è che si apra la strada a un sistematico smantellamento dei controlli, con l’ombra del capo dell’amministrazione presidenziale, Andriy Yermak, accusato di esercitare un’influenza eccessiva sulle decisioni di Zelensky.
La reazione del presidente non si è fatta attendere. Di fronte alla pressione crescente – sia interna, con le piazze infiammate, sia esterna, con Bruxelles che ha espresso preoccupazione – ha annunciato un parziale dietrofront, promettendo di "ripristinare l’indipendenza" degli organismi in questione. Una mossa che, però, potrebbe non bastare a placare gli animi, visto che il testo originario ha già superato l’iter parlamentare.




