L’effetto “spezzatino” per Realco: Conad rileva nove supermercati mentre il concordato arranca

L’effetto “spezzatino” per Realco: Conad rileva nove supermercati mentre il concordato arranca
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Redazione Economia Redazione Economia   -   La procedura di concordato preventivo che avvolge la cooperativa reggiana Realco, proprietaria delle insegne Sigma, Ecu ed Economy, ha subito una battuta d’arresto significativa nella sua strategia di salvataggio. Il Tribunale di Bologna, nell’ambito dell’udienza dedicata alla vendita degli asset, ha registrato l’assenza di offerte per il lotto principale, mettendo in luce l’impossibilità di cedere l’intero perimetro aziendale in blocco.

Questo scenario, che nelle intenzioni degli amministratori avrebbe dovuto finanziare il piano di ristrutturazione, ha invece aperto la strada a una cessione frammentata, descritta dagli addetti ai lavori – ma anche dai sindacati che seguono la vertenza – come un vero e proprio “spezzatino” dell’ex colosso della distribuzione.

L’unica offerta sul piatto

L’unica operazione concretizzatasi all’interno delle aule giudiziarie bolognesi ha visto protagoniste Conad Nord Ovest e Conad Centro Nord, le quali, in una partecipazione congiunta, si sono aggiudicate il cosiddetto lotto numero cinque. L’importo dell’operazione è fissato a 22 milioni di euro, cifra che corrisponde esattamente alla base d’asta stabilita per questo specifico gruppo di attività; nessun’altra cordata ha infatti rilanciato.

Questo pacchetto comprende nove supermercati, completi dei rispettivi rami d’azienda, ai quali si aggiungono cinque immobili di proprietà della cooperativa in stato di crisi. Secondo le prime ricostruzioni, i punti vendita coinvolti hanno superfici che oscillano tra i 400 e i mille metri quadrati, rappresentando una frazione minoritaria ma geograficamente strategica dell’ex impero distributivo.

Il rischio per i lavoratori e gli asset rimasti invenduti

L’esito dell’asta lascia tuttavia in una condizione di profonda incertezza una moltitudine di lavoratori, stimata in circa 450 dipendenti diretti del gruppo, senza considerare le ricadute sull’indotto e sui servizi logistici collegati, che porterebbero il conto a oltre mille occupati. Se da un lato la cessione del lotto a Conad garantisce il futuro immediato per una trentina di addetti impiegati nella gestione diretta dei nove negozi, dall’altro il mancato interessamento per gli asset rimanenti aggrava la posizione di Realco.

Il tribunale aveva messo in vendita l’intera azienda – forte di 49 punti vendita, del centro distributivo e della sede direzionale – a un prezzo base di 40 milioni di euro: un boccone, questo, che nessuna delle grandi insegne della distribuzione (nonostante i rumors delle settimane precedenti avessero fatto circolare nomi come Carrefour, Crai o Selex) si è sentita di addentare.

Le mosse successive della procedura concordataria

L’advisor finanziario incaricato della proposta concordataria, Mattia Berti dello Studio La Croce, ha fornito alcuni dettagli sui passaggi procedurali immediati, spiegando che il piano prevede la continuità dell’attività diretta di Realco forse non oltre la fine di luglio. È in questo ristretto arco temporale – ha aggiunto il consulente – che si punterà a indire una nuova asta per smaltire i “restanti asset”, i quali includono non solo i supermercati ancora invenduti ma anche la piattaforma logistica e la sede direzionale di Reggio Emilia.

In attesa di questi ulteriori esperimenti di vendita, l’unico dato certo che emerge dalle carte del tribunale è il fallimento dell’operazione di salvataggio integrale, con il concordato che procede oramai a singhiozzo, alimentando la tensione tra i creditori e gli ex soci fondatori del marchio Sigma.

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