Kepler Cheuvreux alza il target di Icop a 37 euro e spiega l’effetto dell’Ops su Trevi

Kepler Cheuvreux alza il target di Icop a 37 euro e spiega l’effetto dell’Ops su Trevi
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Redazione Economia Redazione Economia   -   La partita per la costruzione del nuovo polo italiano dell’ingegneria del sottosuolo, che vede Icop e Trevi pronte a fondersi attraverso un’offerta pubblica di scambio, ha già prodotto un primo, significativo effetto sul fronte delle valutazioni finanziarie. Kepler Cheuvreux, la società di intermediazione mobiliare, ha rivisto al rialzo il target price sulle azioni Icop portandolo a 37 euro, contro i precedenti 28,5 euro, confermando al contempo il giudizio di acquisto (Buy) sul titolo.

La decisione arriva a poche ore dall’annuncio ufficiale dell’operazione, che Icop ha presentato al mercato con l’ambizione di creare un campione nazionale capace di competere a livello europeo in un segmento altamente specializzato come quello delle fondazioni e delle opere geotecniche.

L’impatto sugli utili: un’operazione fortemente accrescitiva

Ciò che ha spinto gli analisti a correggere con decisione le stime è la natura intrinsecamente accrescitiva dell’operazione, i cui effetti sul conto economico del gruppo risultano di grande rilievo, stando alle simulazioni condotte dalla stessa Kepler Cheuvreux. L’impatto stimato sugli utili per azione, al netto delle sinergie e della combinazione dei due perimetri aziendali, è pari a circa un +57% nel 2030, una proiezione che incorpora la piena integrazione tra Icop e Trevi e che giustifica, agli occhi degli analisti, il deciso aggiustamento del prezzo obiettivo.

L’offerta pubblica di scambio, che prevede il conferimento del 100% delle azioni Trevi in cambio di 0,133 azioni Icop di nuova emissione per ogni titolo portato in adesione, attribuisce a quest’ultimo un valore di 4,16 euro per azione, contro i 3,47 euro della chiusura del 26 giugno, con un premio che supera il 20%.

Il senso industriale dell’integrazione secondo Icop

L’operazione, che ha già ricevuto il plauso del mercato almeno sul piano delle prospettive finanziarie, non è però solo un esercizio di ingegneria valutaria. A illustrare il disegno industriale che sta dietro all’Ops è lo stesso amministratore delegato di Icop, Piero Petrucco, secondo il quale l’obiettivo è quello di mettere a sistema le competenze tecniche e umane di due realtà che vantano storie lunghe e radici territoriali profonde – Icop è nata in Friuli nel 1920, Trevi è il gruppo di Cesena da sempre protagonista nelle tecnologie geotecniche a livello mondiale.

«L’ambizione – ha dichiarato Petrucco – è quella di creare un campione nazionale dell’ingegneria del sottosuolo, nel solco di una tradizione molto gloriosa italiana. È un progetto che guardavamo da tempo: oggi ci sono le condizioni per valorizzare le risorse umane e tecniche di Icop e Trevi e creare un’impresa di grande stabilità e continuità per i territori».

Un nuovo colosso italiano delle fondazioni speciali

L’integrazione tra i due gruppi, se porterà a compimento, darà vita a un soggetto industriale con un fatturato aggregato che supera il miliardo di euro, posizionandosi come leader di riferimento in Italia e tra i primi attori in Europa nel settore delle fondazioni speciali, del microtunneling e delle infrastrutture complesse.

Trevi, che è quotata su Euronext Milan e vanta un posizionamento internazionale di primo piano nelle tecnologie geotecniche, porterà in dote competenze complementari a quelle di Icop, che negli ultimi anni ha rafforzato la propria presenza in opere ad alta complessità ingegneristica. L’offerta pubblica di scambio, definita volontaria e totalitaria, è il veicolo scelto per realizzare un’operazione che gli stessi protagonisti definiscono attesa e matura, e che ora entra nella fase decisiva dell’iter autorizzativo e delle adesioni da parte degli azionisti di Trevi.

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