Balene spiaggiate in Giappone dopo il terremoto in Kamchatka, tsunami devasta le Curili
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Redazione Esteri
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Quattro balene sono state trovate senza vita lungo le coste del Giappone poche ore dopo il violento terremoto di magnitudo 8.8 che ha colpito la penisola russa della Kamchatka, scatenando onde anomale e allerta tsunami in tutto il Pacifico. Mentre gli scienziati indagano sul possibile legame tra lo spiaggiamento dei cetacei e il sisma, le immagini provenienti dalla città russa di Severo-Kurilsk, nelle Isole Curili, mostrano un porto devastato dall’acqua, che ha trascinato a mare detriti e parti di edifici, lasciando la costa irriconoscibile.
Le sirene d’allarme sono risuonate a Hokkaido e lungo la fascia costiera giapponese, dove la Japan Meteorological Agency ha previsto onde fino a tre metri, esortando la popolazione a raggiungere zone elevate. Testimoni hanno documentato l’attivazione dei sistemi d’emergenza, confermata da fonti satellitari, mentre le autorità rassicurano che al momento non si registrano vittime nel Paese.
Nelle Curili, invece, l’impatto è stato più duro: l’acqua ha invaso strade e abitazioni, sollevando autoveicoli e depositando tonnellate di sabbia sulle aree colpite. Il ritiro delle onde ha lasciato un paesaggio surreale, con barche incastrate tra gli alberi e moli divelti. Sebbene non siano ancora stati resi noti bilanci ufficiali, i danni appaiono ingenti, soprattutto nel settore portuale, fondamentale per l’economia locale.
Quanto alle balene, la loro presenza anomala sulla spiaggia ha riacceso il dibattito sulla sensibilità degli animali ai cambiamenti sismici. Alcuni ricercatori ipotizzano che gli impulsi acustici generati dal terremoto possano averne disorientato l’orientamento, spingendole verso riva. Altri, invece, ritengono che si tratti di una coincidenza, sottolineando come episodi simili siano stati osservati anche in assenza di attività telluriche. Le carcasse saranno sottoposte ad autopsia per accertarne le cause della morte, mentre le autorità giapponesi intensificano i monitoraggi lungo le coste, nel timore di nuove onde anomale.




