La fine del pendolarismo del carburante: Slovenia e Slovacchia chiudono i rubinetti agli italiani

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il fenomeno, che nelle ultime settimane aveva trasformato le aree di confine in un viavai incessante di automobilisti italiani in cerca di un pieno low-cost, sta subendo un’inversione di rotta tanto repentina quanto inevitabile. La corsa al risparmio, alimentata da un differenziale di prezzo che, come nel caso della Slovenia, arrivava a toccare quasi mezzo euro al litro, aveva messo in seria difficoltà non solo i gestori dei distributori italiani, orfani della loro clientela abituale, ma aveva finito per innescare una reazione a catena oltre confine. I governi di Lubiana e Bratislava, di fronte a una pressione sulla domanda interna divenuta insostenibile, hanno deciso di adottare misure restrittive che, di fatto, mettono fine al cosiddetto "turismo del pieno", colpendo nel vivo le abitudini di migliaia di pendolari del carburante.

In Slovenia, la situazione era diventata critica a tal punto da spingere i principali operatori del settore a correre ai ripari. La compagnia Mol, seconda per volume di vendite nel paese, ha introdotto un tetto massimo di 30 litri per i rifornimenti destinati ai privati cittadini, mentre per i mezzi pesanti e le aziende il limite è stato fissato a 200 litri. Una soglia più alta, ma pur sempre un chiaro segnale di razionamento, è stata adottata da Shell, che consente fino a 100 litri per i clienti privati, mentre il leader di mercato Petrol, almeno nella fase iniziale, aveva optato per una linea attendista, salvo poi trovarsi a fronteggiare le stesse criticità logistiche. Le code ai distributori, una consuetudine per gli italiani abituati a fare scorta di gasolio, sono diventate improvvisamente un problema per i consumatori locali, costretti a competere per il rifornimento con gli automobilisti provenienti da Trieste e dal Friuli Venezia Giulia. Il governo di Lubiana, consapevole delle tensioni, ha confermato l’intenzione di procedere con il rilascio graduale delle riserve strategiche di carburante per arginare i colli di bottiglia nella supply chain, un intervento che sottolinea come il problema sia percepito come un’emergenza nazionale. L’aumento della domanda, cresciuta in modo esponenziale nelle ultime due settimane, ha così costretto le autorità a intervenire per garantire un accesso equo al carburante per i propri cittadini, arginando un fenomeno che rischiava di svuotare le stazioni di servizio di frontiera.

Parallelamente, la strategia adottata dalla Slovacchia si rivela ancora più articolata e, sotto certi aspetti, selettiva. Il governo di Robert Fico ha messo a punto un meccanismo di differenziazione del prezzo che entra in vigore proprio in questi giorni, con l’obiettivo di scoraggiare gli acquisti da parte dei non residenti. L’impianto normativo, pubblicato nella Raccolta delle leggi slovacca, prevede che gli automobilisti con targa estera paghino il diesel a un prezzo calcolato sulla media aritmetica dei listini vigenti nei paesi confinanti, ovvero Austria, Repubblica Ceca e Polonia. Un meccanismo, questo, che di fatto annulla il vantaggio economico che spingeva i "turisti" a valicare il confine. Ma non solo: il decreto introduce anche un tetto massimo di spesa di 400 euro per singolo rifornimento e vieta il riempimento di taniche oltre una capacità di 10 litri, chiudendo così ogni possibile scorciatoia per accumulare scorte. L’approccio slovacco, motivato dalla dichiarazione dello stato di emergenza petrolifera seguita all’interruzione delle forniture attraverso l’oleodotto Druzhba, mira a stabilizzare un mercato dove la domanda estera, in particolare quella proveniente dalla Polonia, aveva letteralmente esaurito le scorte in alcune regioni settentrionali.

Se si analizzano i dati comparativi, emerge chiaramente la ragione di questa corsa all’oro nero. Fino a pochi giorni fa, i prezzi in Slovenia erano mantenuti artificialmente bassi grazie a un meccanismo di calmierazione governativa: il costo della benzina normale era fissato a 1,466 euro al litro e il diesel a 1,528 euro. Un’anomalia in un contesto europeo segnato da rincari record, che aveva reso il paese una meta ambita non solo per gli italiani del Nord-Est, ma anche per gli austriaci. La situazione era talmente critica che i distributori sloveni avevano iniziato a registrare esaurimenti delle scorte, un campanello d’allarme che ha spinto il ministro dell’Energia Bojan Kumer a dichiarare l’urgenza di sbloccare le riserve per risolvere le strozzature logistiche. È in questo quadro che si inserisce la decisione di introdurre i tetti al consumo, una misura tampone che, unita alla futura rimodulazione dei prezzi autostradali, renderà presto obsoleta l’abitudine di valicare il confine per fare il pieno.

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