Valanga in valle Aurina, travolto e ucciso un escursionista ungherese

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Un episodio che riporta alla crudele imprevedibilità dell'ambiente alpino si è consumato nel tardo pomeriggio di ieri, lunedì 29 dicembre, sulle pendici del Riesernock in valle Aurina, dove una slavina improvvisa ha stroncato la vita di un escursionista ungherese di 52 anni. L'uomo, che con la moglie stava percorrendo a ritmo di rientro il sentiero numero 8, noto come "Arthur Hardegen", è stato sorpreso dal distacco della massa nevosa a un'altitudine di circa duemilacinquecento metri, in un contesto, quello del finire della giornata, in cui le condizioni possono mutare con rapidità subdola.

La dinamica dell'incidente

La coppia, che come molti altri appassionati si era dedicata a un'escursione con le ciaspole, stava scendendo verso valle quando il pendio sovrastante ha ceduto, generando una valanga di dimensioni tali da investire in pieno l'uomo e trascinarlo per una distanza stimata tra i duecento e i trecento metri lungo il canalone. Un fatto, questo, che sottolinea come la forza degli elementi naturali possa essere incommensurabile e travolgente, lasciando spesso scampo solo al caso fortunato. La donna, miracolosamente, è stata solo sfiorata dal margine della slavina, uscendo dallo spaventoso evento senza alcun danno fisico, sebbene si possa facilmente immaginare il trauma psicologico di aver assistito alla scomparsa del compagno sotto la coltre bianca.

I soccorsi sul posto

Allertati dalla stessa consorte o da altri escursionisti, sul luogo della tragedia si è immediatamente mobilitato un consistente dispositivo di soccorso, coordinato per gestire un'operazione complessa in condizioni ambientali difficili e con la luce ormai declinante. Sono intervenuti, come di consueto in questi frangenti, gli specialisti del Soccorso alpino della Guardia di finanza, decollati con l'elicottero "Pelikan 2" per raggiungere rapidamente la zona impervia, affiancati dai carabinieri e dai vigili del fuoco, chiamati a supportare le delicate fasi di ricerca e recupero. Purtroppo, nonostante la prontezza dell'intervento, per l'uomo non c'è stato nulla da fare, trovato ormai senza vita dai soccorritori dopo essere stato sepolto dalla neve.

Il contesto e le inchieste

L'episodio, che si aggiunge a un elenco, purtroppo non breve, di vittime della montagna in questa stagione, riaccende inevitabilmente i riflettori sulla necessità di una valutazione meticolosa dei rischi, specialmente in presenza di un manto nevoso che, come noto agli esperti, può presentare criticità in determinate esposizioni e inclinazioni. Le autorità competenti, tra cui i magistrati per gli accertamenti di rito, hanno avviato le consuete indagini per ricostruire con precisione ogni passaggio, esaminando le condizioni del tracciato, i bollettini nivo-meteorologici diffusi prima dell'escursione e tutti gli elementi utili a comprendere la dinamica. Fatti del genere, al di là delle necessarie verifiche tecniche, lasciano sempre un segno profondo, ricordando a chi frequenta gli ambienti d'alta quota che il rispetto per la forza della natura deve essere il primo, non negoziabile comandamento.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.