Keir Starmer difende la Nato e rilancia il rapporto con l’Ue: “Sulla guerra in Iran non cederò”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’alleanza atlantica, definita “la più efficace alleanza militare che il mondo abbia mai visto”, torna al centro del confronto tra Londra e Washington, con il primo ministro britannico Keir Starmer chiamato a rispondere alle ultime, dure critiche del presidente americano Donald Trump. In una conferenza stampa tenutasi a Downing Street, Starmer ha ribadito il pieno impegno del Regno Unito nella Nato, respingendo le accuse secondo cui gli alleati europei avrebbero fornito un sostegno insufficiente – o addirittura nullo – nella guerra in corso contro l’Iran. Le parole di Trump, che in un’intervista al Daily Telegraph ha definito l’Alleanza “una tigre di carta” prospettando un’uscita degli Stati Uniti dal trattato, sono state liquidate dal premier britannico come “rumore” (noise) di fronte al quale intende proseguire dritto per la sua strada, dettata esclusivamente dall’interesse nazionale.

Starmer ha fatto del rifiuto a trascinare il Regno Unito in un conflitto diretto il perno della sua strategia. “Qualsiasi sia la pressione su di me e sugli altri, qualunque sia il chiasso, io agirò nell’interesse nazionale britannico in tutte le decisioni che prenderò”, ha dichiarato, specificando con nettezza: “Questa non è la nostra guerra e non ci faremo trascinare dentro”. Una presa di posizione che ha messo a dura prova i rapporti con Washington, già tesi dopo che Londra aveva inizialmente negato l’uso delle proprie basi per le operazioni offensive statunitensi contro l’Iran, concedendo successivamente il via libera solo per azioni difensive. La risposta di Trump non si è fatta attendere, con il presidente americano che, oltre a criticare l’alleanza, ha ironizzato sulle capacità militari britanniche, sostenendo che il Paese possieda “portaerei che non funzionano”.

La difesa dell’Alleanza e la risposta al “rumore” di Washington

Di fronte alla prospettiva, ventilata da Trump, di un abbandono della Nato, Starmer ha assunto un tono volutamente solenne per sottolineare il valore storico e strategico dell’organizzazione. “La Nato ci ha tenuti al sicuro per molti decenni”, ha ricordato il primo ministro, respingendo al mittente la definizione di “tigre di carta” utilizzata dal presidente Usa. La sua strategia comunicativa mira a separare nettamente la questione della lealtà istituzionale all’Alleanza da quella, ben più complessa, della partecipazione attiva al conflitto mediorientale. Se da un lato ribadisce la fedeltà a un patto di difesa consolidato, dall’altro Starmer rivendica con forza il diritto di Londra a non aderire a una guerra che ritiene non coinvolgere direttamente gli interessi primari del Paese, resistendo a quella che ha definito una pressione costante affinché mutasse la propria posizione.

Verso un vertice su Hormuz: la sicurezza delle rotte commerciali

Proprio mentre il presidente americano accusa gli alleati di non essere intervenuti per riaprire lo Stretto di Hormuz – chiuso da Teheran con conseguente impennata dei prezzi di petrolio e gas – Starmer ha annunciato un’iniziativa concreta per colmare il vuoto lasciato dalla superpotenza americana. Il Regno Unito ospiterà nei prossimi giorni un vertice multinazionale dedicato alla sicurezza nello Stretto, una riunione che coinvolgerà circa 35 Paesi tra europei e del Golfo. L’obiettivo dichiarato è quello di coordinare la protezione delle rotte commerciali globali, un passaggio fondamentale per garantire la stabilità economica di fronte a un conflitto che, come ha riconosciuto lo stesso Starmer, “influenzerà il futuro del Paese”. A seguire, i pianificatori militari britannici si confronteranno per valutare come impiegare le proprie capacità per rendere lo Stretto nuovamente accessibile e sicuro una volta cessati i combattimenti.

La spinta verso un’intesa più stretta con l’Europa

La crisi in atto sembra però aver accelerato un processo già avviato dal governo laburista, quello di un riavvicinamento strutturale all’Unione Europea. Starmer ha chiarito che, sebbene non intenda scegliere tra Washington e Bruxelles, la difesa, la sicurezza e il futuro economico impongono di avere “legami più stretti con l’Europa”. Annunciando un prossimo vertice con i partner europei, il premier ha spiegato che il Regno Unito intende essere “più ambizioso”, spingendosi oltre gli impegni già presi l’anno precedente. Pur mantenendo i paletti programmatici del manifesto elettorale – che escludono un ritorno al mercato unico o all’unione doganale – Starmer non ha nascosto le ambizioni in relazione a una più stretta cooperazione economica, ritenendo che il rafforzamento dei legami con il continente possa, paradossalmente, consolidare anche il rapporto con gli Stati Uniti, spingendo l’Europa a fare di più in materia di difesa e sicurezza. Un messaggio che, in un contesto di crescenti frizioni transatlantiche, cerca di tracciare una via autonoma per Londra, bilanciando la storica relazione con Washington con la necessità geopolitica di ristabilire una cooperazione solida con i vicini europei.

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