Lazio-Udinese, un 3-3 da brividi nel recupero: Sarri liquida le voci sul futuro come “fantacalcio”
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Redazione Sport
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Era una partita che sapeva già di archivio, di quelle in cui il punteggio non mente sulle intenzioni di due squadre che hanno più voglia di salutare il campionato che di strapparlo. E invece l’Olimpico, nonostante le tribune semivuote e quell’atmosfera surreale che ormai accompagna le giornate casalinghe della Lazio, ha regalato un finale che perfino gli sceneggiatori più audaci avrebbero faticato a immaginare. Il 3-3 con l’Udinese – diciannovesimo pareggio stagionale per i biancocelesti, se contiamo anche le coppe – è stato un concentrato di errori, capovolgimenti di fronte e gol pescati fuori dal tempo regolamentare, tanto da sembrare quasi una metafora di un’intera annata vissuta sempre sul filo dell’equilibrio precario.
La debacle delle energie: Sarri denuncia il vuoto atletico e psicologico
La partita, iniziata in sordina con il vantaggio ospite firmato Ehizibue (che al 18’ aveva già beffato Motta sul primo palo), sembrava indirizzata verso un binario morto, finché Pellegrini non ha riequilibrato tutto con un sinistro da fuori area all’inizio della ripresa. Tuttavia, a parlare nel post-partita è stato più il tono del tecnico che l’analisi tattica: Maurizio Sarri, visibilmente scosso dal contesto, ha dipinto un quadro impietoso della situazione fisica dei suoi. “Abbiamo chiuso con le energie mentali a zero – ha ammesso – e abbiamo iniziato a giocare solo dopo mezz’ora”. Un’ammissione che pesa come un macigno, se la rapportiamo alla fragilità mostrata nei minuti finali, quando Arthur Atta ha realizzato una doppietta in sette minuti (tra l’86’ e il 93’) capace di trasformare l’1-2 in un 2-3 che sembrava condannare i capitolini.
L’ironia amara del mister: “Vecchio? Ce ne sono di più grandi”
Proprio in quel frangente, mentre l’Olimpico tratteneva il fiato per l’ennesima rimonta subita, ecco la zampata di Daniel Maldini al 96’ – dopo un palo di Romagnoli che sembrava il classico colpo di grazia – a riportare il punteggio in parità. Ma se in campo si giocava un thriller, fuori dal rettangolo verde Sarri giocava un’altra partita, quella contro le voci di mercato che vorrebbero il suo ritorno a Napoli. Una prospettiva liquidata con una seccatura quasi paterna: “È fantacalcio”, ha tagliato corto ai microfoni di DAZN, prima di aggiungere una frecciata velenosa che svela il suo nervosismo latente. “Mi dovete spiegare perché, quando parlate di me, viene fuori sempre che sono vecchio. Guardate che ce ne sono un paio più grandi di me”. Una battuta, certo, ma che suona come un campanello d’allarme sulla pressione che l’allenatore toscano dichiara di percepire.
Un finale da cardiopalma e le pagelle che condannano l’inerzia
A rendere ancora più amaro il pareggio per i biancocelesti – che avevano trovato il momentaneo 2-1 con un gol da manuale di Pedro al 79’ – è stata la gestione ingenua del possesso. Quando l’Udinese sembrava ormai fuori dai giochi, la doppietta di Atta ha messo in luce i soliti limiti difensivi (Motta ha ricevuto un 5,5 e Patric un pesante 5,5 nelle pagelle della stampa), mentre l’ingresso di Isaksen (6,5) e Maldini (7) ha provato a rivoltare la frittata solo nei minuti di recupero. La Lazio, come sottolineato da Sarri, ha pagato a caro prezzo lo sforzo dei 120 minuti di Coppa Italia contro l’Atalanta, e la sensazione è che l’inerzia sia ormai impossibile da invertire a poche giornate dal termine, con la trasferta di Cremona (in programma il 4 maggio) che si profila già come un esame di maturità per una rosa che sembra aver smarrito la bussola.
Gli enigmi di formazione in vista della trasferta di Cremona
Le ultime indiscrezioni dalla cena di vigilia raccontano di un gruppo che deve fare i conti con le fatiche fisiche e con qualche problema di salute: Danilo Cataldi, assente giustificato per un forte stato influenzale, spera di recuperare per la gara dello Zini, mentre resta da capire se il suo forfait nasconda magagne più profonde legate a un affaticamento muscolare. Oltre al centrocampista, Sarri dovrà fare a meno di Cancellieri (squalificato per un’ammonizione ingenua) e deve gestire i rientri in extremis di quei giocatori che, come Taylor (appena 5,5 in pagella), hanno dimostrato di avere il fiato corto già dopo un’ora di gioco. La sensazione, leggendo i numeri e le dichiarazioni a caldo, è che la Lazio stia semplicemente aspettando il fischio finale di una stagione logorante, più che provando a costruire un finale di campionato da protagonista.




