Nestlé annuncia 16mila licenziamenti, preoccupazione per lo stabilimento Levissima
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Redazione Economia
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L'annuncio, una doccia fredda giunta nel corso della prima apparizione pubblica del nuovo amministratore delegato Philipp Navratil, ha immediatamente rimbalzato dai palazzi della finanza svizzera alle valli alpine, dove la notizia è stata accolta con apprensione, in particolare a Cepina, in Valdisotto, dove sorge lo stabilimento Levissima. Il maxi piano di ristrutturazione, che il colosso alimentare di Vevey ha presentato insieme ai dati dei primi nove mesi dell'anno, non si limita infatti a un'astratta manovra finanziaria ma prevede, in concreto, la soppressione di sedicimila posizioni a livello globale, un intervento che, sebbene finalizzato a un risparmio di tre miliardi di franchi svizzeri entro il 2027, non può non generare timori per il futuro dei siti produttivi periferici, di cui quello della nota acqua minerale rappresenta un tassello significativo nel panorama italiano del gruppo.
La strategia e il contesto finanziario
A motivare una decisione così drastica, che Navratil ha definito "difficile ma necessaria", sono stati i risultati economici, i quali, mostrando un calo delle vendite pari all'1,9% e attestatesi a 65,869 miliardi di franchi svizzeri nei primi nove mesi, hanno reso evidente l'esigenza di un cambio di passo. Persino marchi solidi come Nespresso, che ha registrato un fatturato di 4,7 miliardi, non sono bastati a controbilanciare una performance complessiva giudicata insoddisfacente, spingendo la nuova leadership a raddoppiare gli obiettivi di efficientamento precedentemente fissati. La reazione dei mercati, i quali hanno premiato l'annuncio con un rialzo del titolo del 9,3% alla borsa di Zurigo – il massimo dal 2008 –, sembra dare ragione, sul piano speculativo, alla mossa dell'azienda, anche se ciò poco conta per coloro che si trovano oggi a dover fronteggiare l'incertezza del proprio posto di lavoro.
L'impatto sul territorio e le prospettive
Sebbene il piano, che andrà a interessare circa il 6% dell'organico mondiale, sia stato delineato per essere implementato nel corso dei prossimi due anni, l'allarme scattato in Valtellina è immediato e tangibile. La proprietà di Levissima, che rientra nel vasto portafoglio di Nestlé insieme ad altri brand italiani come Sanpellegrino, non garantisce automaticamente l'immunità da riorganizzazioni che, per loro natura, potrebbero toccare diversi anelli della catena produttiva. La preoccupazione, dunque, serpeggia tra i dipendenti e nel territorio, i quali osservano le mosse del gigante svizzero, consci del fatto che le decisioni prese nella sede centrale avranno, inevitabilmente, delle ripercussioni concrete sulla vita di molti, in un momento in cui la società, come ha sottolineato lo stesso amministratore delegato, "deve cambiare più rapidamente" di fronte a un mondo che evolve.
Un nuovo corso aziendale
L'avvio di questa nuova fase, segnata da un'azione tanto repentina quanto severa, coincide del resto con l'insediamento di Navratil, subentrato a settembre dopo l'allontanamento del predecessore, il cui mandato è stato interrotto prematuramente. L'ad, che non ha utilizzato giri di parole per descrivere la situazione, ha impresso una sterzata netta alla guida dell'azienda, dimostrando come la priorità assoluta sia ora il riallineamento dei conti e la ricerca di un'efficienza che passa, purtroppo, anche attraverso una riduzione così cospicua della forza lavoro. Una strategia che, al di là delle fluttuazioni in borsa, scriverà un capitolo significativo nella storia recente del gruppo, le cui conseguenze si dipaneranno nei prossimi mesi, toccando da vicino realtà consolidate come quella dello stabilimento valtellinese.




