Il governo si spacca sul terzo mandato, la Lega resta isolata
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Redazione Interno
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La maggioranza si sgretola su un tema che tocca nervi scoperti: l’autonomia differenziata e il terzo mandato per i presidenti di Regione. Nel Consiglio dei ministri di ieri, Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno imposto la linea, lasciando la Lega in minoranza. Matteo Salvini e Roberto Calderoli hanno protestato, definendo la scelta "politica", ma la premier Giorgia Meloni ha chiuso ogni discussione con un secco "ora basta".
Non è bastato neppure l’approvazione del ddl delega sui Lep, un piccolo passo avanti sul tema dell’autonomia dopo che la Corte costituzionale aveva svuotato la legge Calderoli. Quella che doveva essere una mediazione si è trasformata in uno scontro frontale, con FdI e FI decisi a spingere l’acceleratore su un terreno che per Salvini è vitale: il controllo delle Regioni, dove la Lega storicamente costruisce il suo consenso.
Dal Trentino alla Campania, il centrodestra è ormai una polveriera. Le alleanze si sono trasformate in trincee, e ogni competizione locale diventa il pretesto per una guerra di potere. Le tensioni tra Lega e Fratelli d’Italia, già esplose in passato, sono diventate la colonna sonora di questa legislatura. Se un tempo le Regioni erano roccaforti, oggi sono campi di battaglia in cui si gioca la partita per la leadership della destra.
La lite in Consiglio dei ministri non è scoppiata su questioni di politica estera, nonostante le divergenze tra Salvini (euroscettico radicale), Tajani (europeista convinto) e Meloni (in bilico tra von der Leyen e l’ala più sovranista). Il nodo è stato il terzo mandato, una questione che ha fatto saltare gli equilibri. Salvini, pur essendo vicepremier, ha votato contro la linea del governo, un gesto che in passato avrebbe scatenato una crisi istituzionale.




