Dimissioni al San Raffaele: Galli lascia l'incarico
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Redazione Interno
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Una riunione d'urgenza del Consiglio di amministrazione del Gruppo San Donato, convocata a seguito dei gravi accadimenti nella notte tra il 6 e il 7 dicembre, ha portato alle irrevocabili dimissioni dell'amministratore unico dell'Irccs Ospedale San Raffaele, Francesco Galli. Il cda, che ha votato all'unanimità la procedura di revoca, ha nominato contestualmente l'ingegner Marco Centenari come nuovo amministratore unico, il quale assumerà anche il ruolo di amministratore delegato del Gruppo della famiglia Rotelli. La decisione, di carattere straordinario, arriva dopo che le criticità emerse nel reparto di cure intensive hanno costretto alla costituzione di un'unità di crisi, bloccando temporaneamente gli accessi al Pronto soccorso e rendendo necessario il trasferimento di alcuni pazienti verso altri reparti.
Le criticità nel padiglione Iceberg
Il cuore della vicenda, che ha scosso una delle strutture sanitarie di riferimento, batte nel padiglione Iceberg, al terzo piano dell'ospedale milanese, dove hanno sede la Medicina ad alta intensità di cura, la Medicina di cure intensive e l'Admission Room. Questi ambiti delicatissimi, come si è appreso, erano affidati a personale dipendente da una cooperativa esterna, il quale si sarebbe trovato in gravissima difficoltà nella gestione delle procedure standard, nella somministrazione dei farmaci e persino nella comunicazione basilare con i medici della struttura. Un collasso operativo, dunque, che ha esposto a rischi concreti la sicurezza delle persone ricoverate, trasformando quella notte in un caso di studio sulle conseguenze della frammentazione dei servizi in un settore dove la coesione del team è vitale.
La denuncia del sindacato Nursing Up
A dipingere un quadro ancor più allarmante della situazione è stato il presidente del sindacato Nursing Up, Antonio De Palma, il quale ha parlato apertamente di un sistema "pericolosamente fragile". Le sue dichiarazioni, che vanno ben oltre la lettura dell'episodio come un incidente isolato, attribuiscono la responsabilità a "scelte fallimentari e scellerate" che, mortificando la professione infermieristica, avrebbero minato le fondamenta stesse dell'assistenza. Se ne trae l'immagine di una vulnerabilità latente, esplosa in una sola, drammatica occasione, ma figlia di logiche che avrebbero progressivamente eroso la tenuta organizzativa di un reparto che, per sua natura, non ammette margini di errore.
Le implicazioni di una gestione sotto accusa
L'evento, per come si è configurato, solleva interrogativi stringenti sui modelli di gestione del personale sanitario nelle grandi strutture. L'affidamento di servizi così specialistici a realtà esterne, se da un lato può rispondere a esigenze di contenimento dei costi, dall'altro mostra tutta la sua criticità quando viene meno una perfetta integrazione con il resto dell'organico ospedaliero. La rapidità con cui la proprietà ha agito, rimuovendo la massima figura apicale, indica la volontà di dare un segnale forte di discontinuità, riconoscendo la portata dell'accaduto. Resta ora da valutare come il nuovo corso, sotto la guida di Centenari, potrà intervenire per rafforzare la struttura, garantendo che simili vulnerabilità non si ripresentino e che il personale, di qualunque provenienza, operi sempre in condizioni di massima sicurezza e coordinamento.




