Ospedale San Raffaele, le dimissioni Galli e il nodo degli appalti: denuncia sindacale e un commissario al tavolo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il caos organizzativo, che ha lambito persino i reparti di terapia intensiva, ha prodotto un terremoto nella governance dell’ospedale San Raffaele di Milano, costringendo alle dimissioni l’amministratore unico Francesco Galli dopo una riunione d’urgenza del consiglio di amministrazione del Gruppo San Donato. L’episodio critico, accaduto nella notte tra il 6 e il 7, ha visto il personale di una cooperativa esterna – cui era stato affidato il terzo piano, con admission room, medicina ad alta intensità e cure intensive – dimostrare una tale inadeguatezza da bloccare gli accessi al pronto soccorso e rendere necessario il trasferimento di pazienti. Un paradosso, per una struttura che è un modello di sanità privata convenzionata e finanziata dallo Stato, quello di dover fronteggiare una carenza di personale specializzato proprio a causa di scelte di esternalizzazione dettate dalla ricerca del risparmio.

Le paghe da zona di guerra e la denuncia alla polizia

La situazione, che alcuni dipendenti non esitano a definire “da zona di guerra”, ha visto l’amministrazione precedente tentare di tamponare la fuga degli infermieri di ruolo – i quali reclamavano gli aumenti contrattuali previsti nel pubblico – ricorrendo a cooperative esterne, le quali a loro volta hanno dovuto offrire compensi straordinari, si parla di mille euro a notte, pur di reperire professionisti. Una spirale di costi e inefficienze, che ha finito per riverberarsi direttamente sulla sicurezza delle cure. Proprio per questo, la Rappresentanza Sindacale Unitaria ha deciso di formalizzare una denuncia, dettagliandola oggi presso il Commissariato di Polizia dopo averla già inviata alla Questura lo scorso sabato, con l’intento di chiarire responsabilità e dinamiche di un appalto rivelatosi fallimentare.

Il sindacato chiede un confronto sul rilancio

Con l’arrivo del nuovo amministratore unico, Marco Centenari, le attese dei lavoratori sono ora concentrate sulla definizione di un piano di rilancio che ponga al centro il rispetto tanto dei pazienti quanto del personale. “L’Irccs San Raffaele deve poter tornare ad erogare la sanità di qualità per tutti, standard per cui è diventato un modello a livello mondiale”, ha scritto la Rsu in una nota, chiedendo un incontro urgente per discutere le prossime mosse. La richiesta sottintende la necessità di una riflessione profonda sul modello gestionale, affinché l’eccellenza clinica non venga più minata da logiche di contenimento della spesa che si traducono in rischi per la salute pubblica.

Il peso delle inchieste e la vigilanza necessaria

La vicenda, nella sua complessità, offre un’evidente risposta a quanti ritengono superflua la vigilanza sindacale e il giornalismo d’inchiesta. È proprio l’attenzione su questi meccanismi, infatti, a portare alla luce i paradossi di un sistema sotto pressione, dove la corsa al ribasso sui costi del lavoro sanitario può condurre a veri e propri collassi operativi in reparti vitali. Gli sviluppi giudiziari, attivati dalla denuncia sindacale, dovranno ora accertare le responsabilità, mentre la nuova amministrazione si trova a dover ricucire una frattura profonda nella fiducia e nell’organizzazione interna.

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