Inwit, l’esposto alla Consob e le parole di Galli: “Nostra rete irreplicabile”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non si placa la bufera che avvolge Inwit, la società che gestisce le infrastrutture per la telefonia mobile, dopo le recenti mosse di Tim e Fastweb+Vodafone. L’azienda, reduce da una seduta pesante in Borsa con un calo del 25% accumulato da fine febbraio, ha deciso di passare al contrattacco sul fronte legale e istituzionale, affidando ai propri legali l’incarico di presentare un esposto alla Consob. L’obiettivo, come riferito da fonti finanziarie, è quello di sollecitare l’Autorità di vigilanza affinché valuti compiutamente la rilevanza di condotte – quelle tenute dagli anchor tenant – potenzialmente idonee a generare andamenti anomali del Titolo.

La decisione, maturata nei giorni scorsi, si inserisce in un contesto di crescente conflittualità esploso dopo due eventi distinti ma strettamente collegati. Da un lato, l’annuncio, risalente al 19 marzo, della joint-venture tra Tim e Fastweb+Vodafone per la costruzione di nuovi siti di telefonia mobile, un’iniziativa che, secondo la società delle torri, si pone in aperto contrasto con gli accordi quadro in essere. Dall’altro, la notifica di disdetta del Master Service Agreement (Msa) da parte di Fastweb+Vodafone, un atto che ha di fatto innescato la rottura delle relazioni commerciali consolidate.

Di fronte a quella che considera una violazione contrattuale, Inwit ha cercato di ribaltare il racconto economico della vicenda, mettendo in campo le argomentazioni del proprio management. In una conference call straordinaria, l’amministratore delegato Diego Galli ha voluto rimarcare un concetto centrale nella strategia difensiva dell’azienda: il valore intrinseco e la sostanziale unicità dell’infrastruttura posseduta. Galli ha descritto una rete composta da circa 26 mila siti, frutto di quarant’anni di lavoro congiunto di Tim, Vodafone e Inwit, che hanno potuto beneficiare del vantaggio competitivo del first-mover per assicurarsi le migliori posizioni disponibili.

Secondo quanto illustrato dal manager, il 35% di questi siti si trova in posizioni definibili “uniche”, sia nel cuore delle grandi città che in aree montane o nei borghi. Più in generale, ha spiegato Galli, circa il 75% della rete non sarebbe replicabile. L’uscita dalla rete Inwit, ha avvertito, comporterebbe la necessità di mettere in campo un piano alternativo che richiederebbe la costruzione di almeno 15 mila nuove torri, un’operazione che, con un ritmo medio di 500 nuove installazioni all’anno, si tradurrebbe in un arco temporale di trent’anni, con un impatto non solo sulla qualità del servizio ma anche con costi aggiuntivi stimati intorno ai due miliardi di euro.

Prezzi, diritti esclusivi e il parallelo con il mutuo bancario

La difesa di Inwit non si è limitata al piano industriale, ma ha toccato anche i capitoli economici e contrattuali al centro della disputa. Galli ha fornito chiarimenti sulla struttura tariffaria del Msa, sottolineando come i prezzi praticati non solo siano in linea con quelli di mercato, ma risultino addirittura più vantaggiosi se confrontati con la media europea. Il manager ha attribuito questa peculiarità al fatto che il canone previsto dall’accordo include diritti esclusivi a beneficio degli anchor tenant, come il diritto di veto e spazi riservati aggiuntivi sui siti esistenti, condizioni che, ha osservato, non rientrano nei termini standard degli Msa utilizzati nei benchmark internazionali.

L’ad ha poi utilizzato un’analogia per descrivere la portata della disdetta, definendola un atto equivalente a sottoscrivere un mutuo ventennale con una banca per poi smettere di rimborsarlo dopo soli otto anni. Un paragone volto a sottolineare, secondo la prospettiva dell’azienda, l’assenza di una base industriale e giuridica solida nella decisione di Fastweb+Vodafone di recedere dall’accordo. Inwit ha inoltre precisato che, anche in caso di recesso da parte di uno degli anchor, l’altro continuerebbe a beneficiare delle stesse condizioni economiche, un dettaglio che evidenzia la complessità della struttura contrattuale in essere.

Il mandato ai legali e la lente della vigilanza

L’esposto alla Consob rappresenta dunque un tassello ulteriore di una strategia che mira a portare l’attenzione del regolatore sui comportamenti tenuti dalle controparti. Inwit chiede all’Autorità di accertare se dichiarazioni e condotte – riferite sia alla disdetta del Msa che al lancio della joint-venture – possano essere considerate idonee a provocare fluttuazioni anomale del prezzo delle azioni, tutelando così il valore per gli azionisti e la correttezza del mercato.

La decisione, legata temporalmente all’annuncio del 19 marzo e alla successiva comunicazione della disdetta, arriva in un momento in cui il titolo ha subito una forte pressione. Il mandato ai legali, di fatto, formalizza la volontà della società di non limitarsi a una difesa passiva, ma di attivare tutti gli strumenti giudiziari e di vigilanza per contrastare quanto percepisce come un tentativo di rinegoziazione forzata e squilibrata degli accordi originari.

L’impatto sulla guidance e la sfida della densificazione

Le tensioni con gli anchor tenant hanno già avuto ripercussioni concrete sui conti preventivi della società. Inwit ha dovuto rivedere al ribasso le proprie stime per l’esercizio 2026, con un taglio della guidance che riflette l’interruzione di attività previste nei piani, ma non garantite, e lo stop allo sviluppo di nuove iniziative di business. La revisione, che ha preso in considerazione un contesto di mercato già reso sfidante dalla scarsità di investimenti discrezionali da parte degli operatori, prevede ora ricavi attesi tra 1.050 e 1.090 milioni di euro.

Nonostante il clima di conflittualità, Galli ha ricordato come il tema della densificazione della rete resti centrale per lo sviluppo della telefonia mobile in Italia. In questo scenario, ha sostenuto, affidarsi a Inwit rappresenterebbe per i grandi operatori non solo la via più rapida per incrementare la densità infrastrutturale, grazie a una macchina operativa in grado di costruire 800 nuove torri all’anno, ma anche la soluzione ottimale sotto il profilo della gestione finanziaria e della qualità del servizio finale.

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