Inwit, la guerra delle torri 5G si sposta in tribunale dopo la disdetta di Fastweb Vodafone
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Redazione Economia
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L’andamento volatile del Titolo Inwit, che dopo il forte rialzo della vigilia ha aperto le contrattazioni di oggi, mercoledì 25 marzo, con un crollo di oltre il 10% fino a giustificare una temporanea sospensione da parte delle autorità di Borsa, fotografa plasticamente la tensione che si è improvvisamente innescata nel settore delle infrastrutture di telecomunicazione. All’origine di questa turbolenza c’è un atto formale dal peso specifico rilevante: la notifica di disdetta del Master Service Agreement (Msa) che Fastweb+Vodafone ha inviato a Inwit, un provvedimento che l’operatore telefonico controllato da Swisscom ha rivendicato come legittimo – “nel pieno rispetto delle disposizioni contrattuali”, si legge nella nota diffusa nella mattinata – ma che la società delle torri ha immediatamente bollato come “privo di fondamento giuridico”. Se per Fastweb+Vodafone si tratta semplicemente di esercitare un diritto di recesso con un preavviso di due anni, che formalmente porterebbe alla conclusione del rapporto nel marzo del 2028, per Inwit la posta in gioco è ben più alta e affonda le radici in un complesso intreccio di accordi e cambi di controllo risalenti a diversi anni fa.
Il braccio di ferro sui costi e la clausola che estende il contratto fino al 2038
La decisione di porre termine all’accordo quadro, spiega Fastweb+Vodafone, scaturisce da una duplice considerazione: da un lato la percezione che “i costi dei servizi di Inwit non risultino in linea con i benchmark di mercato”, e dall’altro la lamentata indisponibilità della società a intavolare un confronto formale per allinearli. Tariffe considerate troppo alte, insomma, che secondo l’operatore finirebbero per limitare la capacità di investire nello sviluppo della rete e nel rollout del 5G. Inwit, tuttavia, ha opposto una ricostruzione radicalmente diversa, che fa perno su una clausola di protezione definita “Msa Change of Control”. Nel 2022, spiega la società guidata da Walter Renna (che è anche a capo di Fastweb+Vodafone, creando un cortocircuito di ruoli su cui si concentra l’attenzione), a seguito del cambio di controllo congiunto su Inwit da parte di Tim e Vodafone, venne esercitata un’opzione che estese la durata dell’accordo per 16 anni, fissando la scadenza nell’agosto del 2038. In questo arco temporale, sostiene Inwit, non è contemplata alcuna facoltà di disdetta unilaterale; di qui la definizione dell’iniziativa di Fastweb+Vodafone come “pretestuosa” e finalizzata a “esercitare indebite pressioni” per una rinegoziazione.
La controffensiva giudiziaria di Inwit: richiesta di provvedimento cautelare al tribunale di Milano
La reazione non si è fatta attendere e ha immediatamente trasferito il conflitto sul piano giudiziario. Inwit ha annunciato con una nota ufficiale che provvederà a impugnare l’atto in “ogni sede competente”, a partire da una richiesta di provvedimento cautelare con effetto immediato al Tribunale di Milano, finalizzata a inibire gli effetti della disdetta. La strategia legale della società delle torri, che vanta un portafoglio di oltre 25mila siti e la cui struttura dei ricavi è storicamente fondata su flussi contrattualizzati di lungo termine, mira a sostenere la validità e l’efficacia del contratto fino al 2038, contestando la legittimità del recesso esercitato dall’operatore. Se Fastweb+Vodafone ha già promosso un’azione legale a sua volta per far valere il proprio diritto contrattuale a porre fine all’accordo, Inwit sottolinea di aver tentato più volte la strada bonaria – attraverso sedi arbitrali e di negoziazione assistita – ma di aver trovato un “significativo” rifiuto da controparte a ogni invito al dialogo. Non si tratta di un dettaglio di secondo piano, perché evidenzia come la volontà di arrivare a una rottura sia stata chiara fin dall’inizio, nonostante le dichiarazioni di disponibilità al confronto.
Il peso della joint venture con Tim e il futuro delle infrastrutture 5G italiane
Lo scontro aperto non nasce in un vuoto normativo, ma si inserisce in un contesto di riassetto strategico del settore che ha visto, solo una settimana fa, l’annuncio di una joint venture tra Tim e Fastweb+Vodafone finalizzata alla costruzione congiunta di circa 6mila nuovi siti per la rete mobile italiana. Un’intesa che Inwit aveva già letto come una potenziale violazione del proprio diritto di prelazione nella costruzione di nuove torri, una clausola che l’azienda intendeva far valere sin da subito e che oggi si intreccia inevitabilmente con la querelle sul contratto di servizio. Per Fastweb+Vodafone, la disdetta dell’Msa rappresenta invece il presupposto necessario per indirizzare le risorse finanziarie – si parla di investimenti annuali per 1,5 miliardi di euro – verso lo sviluppo di nuove infrastrutture, un piano di migrazione pluriennale che si baserà su accordi con fornitori terzi di infrastrutture passive. L’esito della battaglia legale che si apre nelle aule milanesi determinerà non solo i termini economici di un rapporto commerciale che pesa per oltre l’85% sui ricavi di Inwit, ma anche gli equilibri futuri di un mercato delle telecomunicazioni in cui il controllo delle infrastrutture passive rappresenta una leva strategica decisiva.




