Inwit contro l’alleanza Tim-Fastweb sulle torri: «Violati gli accordi, la nostra rete non è replicabile»

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il riassetto delle infrastrutture di rete mobili in Italia, un settore che aveva trovato un equilibrio nella separazione tra proprietà delle torri e gestione dei servizi, entra in una fase di tensione aperta. A sconvolgere gli equilibri è l’annuncio, da parte di Tim e di Fastweb insieme a Vodafone, di voler costituire una joint venture paritetica per la costruzione e la gestione diretta di nuove torri per la telefonia mobile, con l’obiettivo dichiarato di realizzare fino a seimila nuovi siti per accelerare il dispiegamento del 5G. Una mossa che, nella lettura di Inwit, la principale società italiana di tower company, rappresenta una violazione chiara dei patti sottoscritti in passato.

La reazione di Inwit non si è fatta attendere e ha assunto i toni di una diffida formale. Il consiglio di amministrazione della società, riunitosi a ridosso dell’annuncio, ha preso atto di un «progressivo incremento della conflittualità manifestata dagli anchor tenants», un atteggiamento che secondo la società è il frutto della volontà degli operatori di ottenere «una squilibrata e ingiustificata revisione degli originari termini dei due Msa», i contratti quadro che regolano i rapporti di locazione e servizio. Nel mirino finiscono le pubbliche dichiarazioni di Fastweb sulla presunta prematura cessazione degli effetti dell’accordo e i più recenti addebiti di Tim, che aveva paventato un inadempimento contrattuale da parte della tower company.

L’investimento da dieci miliardi e la clausola che sposta l’orizzonte al 2038

Al centro della disputa c’è la natura stessa degli accordi siglati nel 2020, un’operazione che Inwit definisce «unica e inscindibile» e che vide la società investire circa dieci miliardi di euro per acquisire le infrastrutture da Tim e Vodafone Italia. Un investimento di quella portata, spiega Inwit, presupponeva ritorni di lungo termine, una logica industriale che trova il suo fondamento nella durata dei Master Service Agreement. Inwit ribadisce con forza che quei contratti, lungi dall’essere in scadenza, sono validi fino al 2038. Il direttore generale Diego Galli ha chiarito in più occasioni che, a seguito del cambio di controllo della società avvenuto nel 2022, la scadenza degli Msa si è automaticamente estesa, blindando di fatto le condizioni pattuite per oltre un decennio.

La società delle torri rigetta quindi integralmente le eccezioni sollevate da Tim e Fastweb+Vodafone, sostenendo che qualsiasi tentativo di recedere anticipatamente o di costruire reti alternative senza il suo coinvolgimento costituirebbe un inadempimento. Inwit ha inoltre ricordato che gli Msa le riconoscono la qualifica di fornitore privilegiato: se gli operatori hanno necessità di nuovi siti per i loro piani di sviluppo, spetta a Inwit il diritto di prelazione. Un’opzione che, secondo la lettura della tower company, dovrebbe operare anche nei confronti della nuova joint venture annunciata.

La revisione delle stime e l’impatto sui conti in un mercato sfidante

La tensione con i principali clienti non è priva di conseguenze economiche immediate. Inwit è stata costretta a rivedere al ribasso le proprie prospettive finanziarie per l’anno in corso e l’outlook di medio termine, un movimento che riflette l’interruzione delle attività previste nei piani ma non garantite e lo stop allo sviluppo di nuove iniziative di business. La guidance per il 2026 è stata quindi aggiornata: i ricavi sono ora attesi in un range compreso tra 1,05 e 1,09 miliardi di euro, mentre il margine Ebitda è previsto intorno al 90%, in calo rispetto alle attese precedenti. Anche il recurring free cash flow subisce una riduzione, posizionandosi tra 550 e 590 milioni.

Questo outlook prudenziale, ha spiegato la società, non include i potenziali upside legati al ristabilirsi di una relazione costruttiva con gli anchor tenant, né quelli derivanti dall’oggettiva necessità di densificazione delle reti, un bisogno imposto dalla continua crescita del traffico dati. Un quadro che descrive un’azienda costretta a navigare a vista, in un contesto di mercato già di per sé sfidante, caratterizzato dalla scarsità di investimenti discrezionali da parte degli operatori di telefonia.

La difesa dei contratti e la minaccia del contenzioso legale

Se il fronte economico ha già prodotto una rettifica delle stime, il fronte legale resta quello su cui Inwit intende giocare la partita decisiva. La società ha fatto sapere che i contratti Msa saranno fatti valere in ogni sede competente. L’avvertimento è chiaro: qualora Tim o Fastweb+Vodafone dovessero procedere con la disdetta o con la realizzazione autonoma delle torri, si innescherebbe un procedimento legale. Diego Galli, in tal senso, ha definito gli Msa come «contratti solidi», ribadendo che la disponibilità al dialogo con gli operatori esiste, ma che non potrà mai tradursi in una riapertura dei patti fondamentali che hanno sostenuto la nascita del modello italiano delle torri. Una posizione, quest’ultima, che lascia intendere come eventuali spazi di trattativa possano aprirsi solo in relazione a nuovi investimenti, e non sulla ridefinizione degli accordi esistenti. Di fronte all’iniziativa dei due anchor tenant, che con la joint venture intendono creare un polo infrastrutturale alternativo, la società guidata da Galli si prepara quindi a una battaglia che avrà come obiettivo la salvaguardia della propria posizione di mercato e la difesa della sostenibilità economica degli investimenti effettuati.

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