La procura di Teramo chiede l’archiviazione per la morte dei due alpinisti sul Gran Sasso

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La magistratura abruzzese, dopo un anno di indagini scaturite dall’esposto presentato dai familiari delle vittime, ha chiesto il rigetto dell’inchiesta penale avviata per fare piena luce sulla tragedia che, nel dicembre del 2024, causò la scomparsa di Luca Perazzini e Cristian Gualdi, due esperti alpinisti di Rimini. La richiesta di archiviazione, depositata presso il giudice per le indagini preliminari, esclude, in base agli elementi raccolti, qualsiasi responsabilità penale riconducibile alle operazioni di soccorso, che furono messe in atto in condizioni ambientali proibitive, caratterizzate da una violenta ondata di maltempo. Un fascicolo, tuttavia, resta aperto per il reato di omicidio colposo, sebbene sia stato intestato a una persona non al momento identificabile pubblicamente, il cui percorso investigativo procede su un binario separato e non influenza la valutazione sull’operato dei soccorritori.

Le dinamiche della sciagura e i soccorsi

I due uomini, entrambi con una lunga esperienza nelle ascensioni in alta quota, persero la vita durante un’escursione sul versante aquilano del massiccio, precisamente nell’impervia zona del Vallone dell’Inferno, a un’altitudine di circa 2.700 metri. I loro corpi, come emerso dalle cronache di quei giorni, vennero recuperati soltanto dopo cinque giorni di ricerche, le quali furono più volte interrotte e ostacolate dalle condizioni atmosferiche estreme, con bufere di neve e venti intensi che resero l’accesso alla zona del tutto impraticabile. In una di quelle occasioni, undici membri delle squadre di soccorso rimasero a loro volta isolati presso una struttura ricettiva di Campo Imperatore, a causa di un improvviso guasto tecnico alla funivia, mentre all’esterno infuriava la tempesta, un episodio che sottolinea ulteriormente le difficoltà oggettive incontrate dagli uomini impegnati nelle operazioni.

Il percorso giudiziario e l’assenza di illeciti

Le indagini della Procura, coordinate dal pubblico ministero che ha seguito il caso, si sono concentrate minuziosamente sulla sequenza degli eventi e, in particolare, sulla tempistica e sulle modalità con cui furono attivati e condotti i soccorsi. L’analisi degli atti, comprendente perizie e audizioni di testimoni, ha portato gli investigatori a concludere che non sussistono elementi per ipotizzare un nesso di causalità tra l’esito della tragedia e condotte penalmente rilevanti da parte degli enti o degli operatori chiamati a intervenire. Si tratta di una valutazione che, se confermata dal giudice, chiuderà definitivamente un capitolo doloroso per quanto attiene alla sfera della responsabilità penale istituzionale, lasciando aperta soltanto la possibile azione civile e, naturalmente, il dolore privato dei congiunti.

La separatezza dell’indagine per omicidio colposo

Parallelamente alla richiesta di archiviazione per il profilo dei soccorsi, prosegue il suo iter un fascicolo distinto, quello per omicidio colposo. Questo procedimento, che vede un indagato il cui ruolo non è stato divulgato, esplora ipotesi diverse da quelle legate all’intervento di emergenza, concentrandosi forse sulle cause immediate che portarono alla morte dei due uomini o su responsabilità di natura organizzativa o logistica antecedenti alla sciagura. La separazione tra i due filoni d’indagine è netta, e la decisione sulla archiviazione per una parte non pregiudica l’altra, la quale continua a seguire le proprie evidenze in attesa di un eventuale rinvio a giudizio o di una richiesta di chiusura anch’essa.

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