Alpinisti morti sul Gran Sasso

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Luca Perazzini e Cristian Gualdi, due esperti alpinisti romagnoli, sono stati trovati morti sul Gran Sasso dopo giorni di ricerche in condizioni meteorologiche proibitive. I due, rispettivamente di 42 e 48 anni, erano partiti il 22 dicembre per un'escursione sulla vetta più alta dell'Appennino, ma sono stati sorpresi da una bufera con venti fino a 140 chilometri orari e temperature sotto i -10 gradi. Nonostante gli sforzi dei quaranta soccorritori, coordinati da Alessandro Marucci, capo stazione del Soccorso Alpino dell'Aquila, i corpi sono stati ritrovati a 2.700 metri di altezza, nella Valle dell'Inferno, sepolti sotto la neve.

Le operazioni di soccorso, rese estremamente difficili dal guasto alla funivia e dal ghiaccio, sono durate cinque giorni. Marucci, anche professore di Ingegneria all'università dell'Aquila, ha sottolineato come la missione del Soccorso Alpino sia di portare a casa persone vive, ma purtroppo, in questo caso, non è stato possibile. I due alpinisti, nati a Santarcangelo di Romagna, erano conosciuti per la loro passione per la montagna e l'arrampicata, e la loro scomparsa ha lasciato un vuoto profondo nella loro comunità.

Il contrasto tra la tragedia in alta quota e l'atmosfera festosa a Fonte Cerreto, base della funivia del Gran Sasso, è stato stridente. Mentre i soccorritori lottavano contro il tempo e le condizioni avverse, i turisti si godevano le festività natalizie, ignari del dramma che si stava consumando a pochi chilometri di distanza. Le salme di Perazzini e Gualdi sono state trasportate all'obitorio dell'ospedale di Teramo, chiudendo così una vicenda che ha scosso profondamente l'intera regione.

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