Alpinisti morti sul Gran Sasso, i parenti non si arrendono

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   TERAMO - L'avevano detto il giorno straziante del riconoscimento dei corpi all'obitorio dell'ospedale di Teramo: "Le condizioni del tempo erano proibitive, non dovevano farli salire, altrimenti ci saranno sempre altre vittime". Questo è stato lo sfogo, tra lacrime e rabbia, dei parenti sotto choc per la morte sul Gran Sasso di Luca Perazzini, 42 anni, e Cristian Gualdi, 48, amici di Santarcangelo di Romagna e grandi appassionati di montagna.

Il fratello di Luca Perazzini, Marco, ha deciso di presentare un esposto in procura per fare chiarezza su quanto accaduto. "Io continuo a chiedermi perché non hanno impedito l'accesso a Luca e Cristian. Se le condizioni erano proibitive e c'erano dei rischi legati al maltempo, non dovevano farli salire. Né mio fratello Luca, né Cristian erano inesperti o sprovveduti, come qualcuno ha scritto invece in questi giorni. Amavano la montagna, ne conoscevano i rischi. Purtroppo è accaduta una disgrazia. I soccorritori hanno fatto quello che hanno potuto e li ringraziamo per tutto l'impegno".

A Santarcangelo di Romagna, una fiaccolata è stata organizzata per ricordare i due alpinisti morti sul Gran Sasso. Nonostante il freddo, centinaia di persone hanno partecipato nella serata del 28 dicembre alla fiaccolata a San Vito di Santarcangelo di Romagna per ricordare i due alpinisti romagnoli.

Marco Perazzini, intervistato dal Resto del Carlino, ha dichiarato: "Non dovevano farli salire".

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.